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Le feste patronali (30/31 agosto)
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Anche in Rocca di Botte le feste patronali assorbono un periodo di tre giorni (30 e 31 agosto, 8 settembre), abbinandosi alla festività 'di S. Pietro Eremita anche quella della Madonna (Natività di Maria). In quel periodo il rientro dei roccabottani in patria e sacro; non e a vuoto il detto dei comuni (Pereto, Oricola, Camerata...) nei confronti di Rocca: "Trenta e trentuno non manca nessuno ". 
 
La festa si apre con una novena di preghiere e con una processione, che accompagna la statua di S. Pietro alla casa il primo festarolo, il quale la trattiene fino al giorno 29 con possibilità d'invitare parenti e amici per assolvere davanti ad essa riti devozionali. A mezzogiorno del 29 agosto, sebbene molti compari siano a Trevi per l'annuale visita alla tomba del .Santo, tre spari bombe e il suono festoso delle campane annunciano l'evengioioso della prossima festività patronale; intanto in serata la statua di S. Pietro dalla casa del festarolo viene ricondotta. Nella chiesa parrocchiale. 
  
Il 30 agosto, cadenza:della festività del Santo, le campane svegliano l'alba di buon'ora; al loro suono s'accomuna quello della banda in giro per le vie cittadine, spandendo note che, portate dal vento, giungono liete anche alle ville della piana. Un tempo al suono delle campane usciva per le vie cittadine anche il tamburaro. Alle ore 8 una,prima messa nella cappella di S. Pietro, poi alle ore 11 la messa solenne nella chiesa parrocchiale; prima pero, con rito che commuove i roccabottani si riuniscono intorno al monumento ai caduti per ricordare i morti per la patria. A Bocca non si fa festa senza la presenza spirituale dei propri defunti. Il popolo, pertanto, con le autorità civili e religiose si ritrova davanti al monumento, eretto nella piazza antistante alla chiesa parrocchiale, e qui, dopo il saluto del sindaco, un cittadino evoca ad alta voce i morti per la patria, chiamandoli uno ad uno; ad ogni nome gli astanti rispondono: " Presente". 
  
Cosi anch'essi, benedetti dal sacerdote, si uniscono alla comunione di speranza, che coltiva nella fede il popolo roccabottano. Alla messa cantata segue la processione per le vie cittadine con la partecipazione delle confraternite riunite intorno a stendardi settecenteschi, che formano l'orgoglio degli aggregati; vi presenziano anche le varie istituzioni religiose e civili con gonfaloni e gagliardetti. Tenuto in considerazione tra gli altri e al momento il primo festarolo, che avanza davanti alla macchina del Santo, portandone la statua. Il percorso processionale segue il seguente itinerario: chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo, Via Vittorio Emanuele III, Piazza Umberto I, Via S. Pietro con sosta nella chiesetta del Santo per la benedizione con la reliquia, quindi per Via Cesare Battisti con rientro in chiesa. Sul piazzale antistante nuova sosta orante e benedizione finale accompagnata da marcia bandistica. 
 
Il pomeriggio ha carattere ricreativo. Occupano il tempo servizi di banda o di orchestra, oppure giochi popolari (gioco del maialino, tiro alla fune, gioco con pistole ad acqua, corsa a ostacoli per bambini, gioco delle pentole). Poi la messa vespertina richiama per un incontro col Santo e per il bussolo dei festaroli dell'anno che viene. Le cerimonie religiose si chiudono con una processione alla chiesa della Madonna del Pianto, ove si preleva la statua della Vergine per la festa del giorno seguente. La serata e tutta in allegria e la piazza trabocca di gente in attesa della tombola o della lotteria. Allora si fa salire sul palco un bambino con occhi bendati; il banditore gli fa introdurre la manina nel cesto contenente i numeri ed ecco il biglietto. Lo sguardo di tutti, piccoli e grandi, e fisso e intento a quel pezzetto di carta bianca ripiegato. Un momento di sospeso silenzio, poi il banditore con voluta lentezza lo apre e, mostrandolo con volto sorridente, annuncia solennemente alla folla il numero estratto. Tra gli astanti gioia o delusione. 
 
Il 31 agosto Rocca di Botte e di nuovo in festa per la Madonna. Il rituale liturgico e l'elezione delle festarole sono attività analoghe a quelle del giorno precedente. L'8 settembre oppure una delle prime domeniche dello stesso mese, come si costuma da circa un trentennio a motivo delle mutate impostazioni del calendario imprenditoriale italiano, l'interesse dei roccabottani punta sul grande avvenimento dell'anno, rappresentato dalla visita dei compari di Trevi. Il comitato o deputazione, ch'e all'opera dai primi di agosto, riserva per la venuta dei trebani i numeri migliori del programma; parla, discute, inventa, intanto tappezza i muri di manifesti augurali per S. Pietro e per i compari: " Viva S. Pietro! Viva il popolo di Trevi! Benvenuti ai compari! Rocca di Botte e Trevi un popolo solo... " con espressioni cioè e spunti diagrarnmatici analoghi a quelli trebani, ma soffusi di originale grazia, di sentita e ospitale fraternità. Gran momento e per Rocca l'arrivo dei compari di Trevi. 
  
La giornata e piena in partenza: gia di buon mattino il suono delle campane si confonde con la festa settembrina della natura, mentre nelle case donne e ragazze si danno da fare per preparare il pranzo, che rallegrerà la presenza di uno, due, cinque o più compari. Sono ammirevoli in questo i roccabottani. Dappertutto un'animazione, un brusio insolito d'attesa, festoso e curioso. Quanti trebani verranno Intanto nella chiesa parata a festa la Madonna e S. Pietro Eremita attendono su troni rivestiti di candelieri argentei e idi fiori. Alle ore 10,30 arrivano i compari di Trevi in pullman o con macchine private; alcuni vengono anche da Roma, ma tutti sostano all'ingresso dell'abitato nei pressi della Mola. Per chi e accaldato o assonnato c'e subito una bibita fresca o un buon caffè al bar. Poi, guidati dal sindaco, i pellegrini avanzano dietro lo stendardo di S. Pietro e il gonfalone del Comune di Trevi per via Guglielmo Marconi fino all'ultima grande curva, da cui principia via Cesare Battisti e ove i Roccabottani aspettano i compari per il ricevimento ufficiale e l'abbraccio di pace. 
  
E' presente tutta la popolazione di Rocca, il sindaco in fascia tricolore, il parroco in cotta e stola accompagnato dal piccolo clero, le suore con le associazioni religiose, compari e comari d'ogni età. Dopo il saluto il corteo prende a snodarsi per via Cesare Battisti, via Vittorio Emanuele III, Piazza Umberto I, via S. Pietro fino alla cappella del Santo, donde, ricevuta la benedizione, torna sui,passi sostando talvolta anche nella casa natia per ricevervi il pane dell'amicizia, cotto nel forno interno alla stessa casa di S. Pietro. La messa nella chiesa parrocchiale conclude la celebrazione mattutina. All'ora del pranzo il paese si fa deserto, ma dalle finestre aperte s'ode, fra voci rade, tintinnar di posate, di stoviglie, di bicchieri, segno della comune allegrezza. Nel pomeriggio le vie riprendono ad animarsi, compari salutano compari, i più preferiscono una visita ai Bisognosi per un saluto anche alla Madonna, come tradizione. Quando infatti la permanenza dei trebani si protraeva per tre giorni, uno di essi era dedicato al pellegrinaggio al santuario della Madonna dei Bisognosi, un altro alla fontana di S. Pietro. Alle ore 19 ha inizio la messa vespertina, che precede la processione con la statua della Madonna e il busto del Santo. 
  
Il tragitto e per via Garibaldi fino al rione più elevato, Piazza Umberto I, via S. Pietro con sosta nella cappella, quindi discesa a via Cesare Battisti e rientro in chiesa. Nel frattempo fuochi d'artificio costellano il cielo, giocando .sui tetti delle case; accompagnano soprattutto l'uscita e il rientro di S. Pietro come segno della festa che si conclude. Al termine della processione nel piazzale antistante la chiesa parrocchiale o nei pressi i sindaci salutano i compari delle rispettive comunità, confermando il valore del gemellaggio e la promessa d'altro prossimo incontro, quale punto fermo nella cornice degli affetti, che legano reciprocamente le popolazioni di Rocca di Botte e di Trevi. 
Quando, dopo la sollecita cena, i trebani lasciano il paese natale di S. Pietro, e notte avanzata; sembra che in cielo si sia rovesciato un calamaio d'inchiostro. Le ultime voci corrono nell'aria illuminando il tempo come fiammelle tenui e trasparenti e c'e chi già comincia a pensare all'alba, che si avvicina col suo peso di lavoro, ma per tutti la vita è diventata più leggibile. 

 
Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 
 

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