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L'ambiente naturalistico, il sito e il nome
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Rocca di Botte fa parte del Carseolano, (23) area all'estremita occidentale della regione abruzzese, ineastrata fra la Marsica, la Sabina e la media valle dell'Aniene, all'estremita nordovest dei monti Simbruini; ambiente ben definito e nettamente separato dalle zone circostanti, tanto che nel passato venne considerato distretto a se stante. Nel contesto Rocca di Botte rimane collocata nella parte meridionale con Pereto a nord, Cervara (Roma) a sud, Camerata Nuova (Roma) a est, Oricola a ovest. Il paese e a quota m. 750 sul mare, conta un territorio di km. 29,77 con 450 abitanti e una densita di 15 abitanti per km2; e provincia di L'Aquila e diocesi dei Marsi. (24) Aggrappato sul versante nord d'un monte, situato ai bordi della piana del Cavaliere, conserva in cima i resti della vecchia rocca, da cui il toponimo Rocca di Botte, aderente alla posizione difensiva del castello, costruito nei secoli XI-XII e adiacente alla ' fonte a monte ', indicata nelle antiche carte col nome di butte. 
  
E' pertanto estraneo al toponimo ogni altro accostamento etimologico, compreso quello favoleggiante del tracio Bitty. In documenti del secolo XI la località, e denominata monte butte con riferimento a monte S. Fabrizio, a costa del quale sorge la fonte ' a monte ', che costituì da sempre la botte o il bottino di rifornimento idrico dell'abitato sottostante. Con l'incastellamento del secolo XII compare anche il nome di Rocca e nel secolo XVII, nel linguaggio aulico ed ecclesiastico, l'altro di Arx o Arcis Vegetis, Arx Samnitum, Arx Fortium, che nulla tolgono all'originale voce idronoma e strategica di Rocca di Botte. (25) Per la bibliografia e un inquadramento generale della zona cfr. M. 
All'abitato si accede tramite una strada costruita nel secolo XIX, la quale inizia dalla via Tiburtina-Valeria e termina a Camerata Nuova, mentre nel passato ebbero gran!de importanza quei sentieri, che da Rocca di Botte attraverso la montagna salivano e scendevano ad Arsoli e Cervara. 
  
Il territorio geologicamente e giovane; i terreni più vecchi sono quelli di Serrasecca, che in alcune parti del versante roccatano risalgono al cretacico superiore (85-65 milioni di anni fa); per la grande maggioranza sono invece calcari mioceni fortemente carsificati, dove le colonie dei briozoi e i gruppi algali dei litothamni sono poco rappresentati, mentre più abbondanti emergono le impronte dei pettinidi. Verso la fine del miocene (circa 12 milioni di anni fa) le terre tornarono ad emergere dal mare, dando origine ad episodi lagunari, che portarono alla formazione di complessi argilloso-arenacei come quello che da monte S. Fabrizio si estende verso Oricola; nella:pianura sono visibili materiali alluvionali pleistocenici ricoperti di terra rossa. Circa la tettonica della zona facciamo riferimento solo alla fase orogenetica, che verosimilmente ebbe inizio nel pliocene in seguito a fenomeni comprensivi, i quali, oltre a determinare sollevamenti, permisero il verificarsi di sprofondamenti localizzati, e di tali fosse intermontane la piana del Cavaliere può essere esempio. 
  
Nel pleistoeene inizia una fase di distensione, che insieme all'azione di faglie attive permette un sollevamento differenziato delle diverse zolle. E' in questo periodo che si vengono a creare quelle condizioni, che permettono alla stessa piana del Cavaliere d'ospitare un episodio lacustre, i cui resti sono rappresentati da depositi d'argille e argillo-sabbiosi coperti da conglomerati disposti in una fascia ampia qualche centinaio di metri nei punti più distesi, la quale occupa una posizione pressochè centrale nella piana con direzione piedi monte Serrasecca-Civita di Oricola. Fasi di sollevamento con intensità e modalità differenti permisero lo svuotamento e la definitiva formazione configurativa della zona. Faglie distensive si riscontrano con evidenza sul monte Serrasecca e in altri luoghi alla periferia della piana del Cavaliere, le quali verosimilmente espansero il bacino verso ovest sud-ovest, spingendo nella ste,ssa direzione parte del corso del fosso Fioio. 
  
Si ha anche l'impressione che la zona a sud-ovest sia maggiormente interessata da movimenti tettonici, infatti negli ultimi decenni si registrarono tre terremoti con epicentro nel Carseolano, di cui due nei pressi di Rocca di Botte: uno nel mezzo di valle Brunetta, l'altro in località Sant'Angelo (Santagna), esattamente il 10 e il 12 aprile 1961, entrambi del quarto grado della scala Mercalli. Un terremoto si verifico l'8 settembre 1941 con epicentro fra Cervara e Rocca di Botte (27) con intensità di quinto-sesto grado della scala Mercalli. Osservando alcune foto aeree, prodotte dall'IGM negli anni cinquanta, (28) si ha l'impressione che la maggior parte dei movimenti, che interessano la catena montuosa tra Camerata Nuova e Oricola, investano la zona di Bocca di Botte. 
 

Note
23) Il Carseolano e costituito da un altopiano (la piana del Cavaliere) attraversato dal fosso Pioio e circondato da rilievi che nella parte simbruinica raggiungono le maggiori altezze. Verosimilmente prende il nome dalla vecchia città romano-italica di Carseoli. I comuni che oggi formano questo distretto sono Pereto, Oricola con la sua frazione di Civita, Rocca di Botte e Carsoli con le sue frazioni di Villa Romana, Monte Sabinese, Poggio Cinolfo, Tufo, Pietrasecca e Colli di Monte Bove tutti in provincia di L'Aquila. 
 
24) Cfr. IGM foglio 145 III SO (Arsoli). 
 
25) Per la bibliografia e un inquadramento generale della zona cfr.  M. SCIO'. Contributi per la storia del Carseolano, in Rivista Terra Nostra, 19B6, 11-12, p. 
27-34; per la toponomastica e l'etimologia del nome Rocca di Botte vedi p. 49 e seguenti di questo volume. 
 
26) Cfr. P. CALOI et altri, Sismicità in relazione alla tettonica e accumulo delle tensioni elastiche nella regione abruzzese, nel periodo 1900-1970, annali di geofisica, XXII (1969), p. 338. 
 
27) Cfr. D. DI PILIPPO, Il terremoto di Cervara di Boma, Bollettino Soc. Sism. Italiana, XI (1942). 

28) Cfr. IOM aereofoto n. 7081 (n. di registro) del 1955, quota 5000 m. 
 

  
Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 
 
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