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Il medioevo: carte e documenti
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Per l'alto medioevo le fonti sono particolarmente avare; dell'epoca abbiamo soltanto tre generici riferimenti al Carseolano. Il primo accenno risale al IV secolo d. C., (36) il secondo al 593 (37) con riferimenti a proprietà ecclesiastiche, un terzo e costituito dalla citazione di Carseoli tra le più importanti città della provincia Valeria, fatta da Paolo Diacono. (38) Documento di notevole interesse sull'ambiente può considerarsi anche la donazione dei re Ugo e Lotario, concessa nel 941 (39)al monastero di S. Benedetto in Subiaco. In esso sono da sottolineare due importanti elementi: 1) che buona fetta del Carseolano fa parte della corte di proprietà pubblica, detta Sala 2) che in tempi anteriori i sovrani carolingi avviarono una colonizzazione della zona. (40) 
 
Al periodo alto medievale rientra anche la leggenda sulla fondazione del santuario della Madonna dei Bisognosi, (41) la cui storia ha inizio in Spagna alla periferia di Siviglia, ove esisteva una chiesa intitolata a Maria SS.ma dei Bisognosi, custode d'una venerata scultura lignea della Madonna. Fra i devoti c'e la famiglia d'un nobile sivigliano di nome Fausto. Il caso vuole che in uno scontro con Saraceni egli venga fatto prigioniero, ma riesca a tornare in liberta per intervento della celeste protettrice. Le elemosine, elargite per sdebitarsi della grazia ricevuta, lo rendono povero; allora,per consiglio della Vergine chiede prestiti ad un ebreo da poter impiantare una solida operazione commerciale; la stessa Vergine Maria se ne fa garante. 
  
Recatosi in Puglia, il nobiluomo sivigliano risolve buoni affari, ma sulla via del ritorno durante una tempesta perde l'unico figlio Procopio. Fatto ricorso alla Vergine, Maria gli appare placando la tempesta e rassicurandolo della sorte del figlio, che riavrà non subito, bensì soltanto dopo che egli avrà trasportato la sacra immagine sul monte di Carseoli, essendo prossima l'occupazione saracena della Spagna. Tornato a casa, Fausto prende la statua della Madonna e insieme all'ebreo, che nel frattempo s'e convertito, torna in Italia con destinazione monte Carseoli, ove ritrova il figlio Proeopio, il quale gli rivela la volontà di Maria di voler essere venerata in quel luogo. Appreso il desiderio della Vergine, costruisce sul posto una cappella, che le comunità di Rocca di Botte e di Pereto accettano come limite dei propri territori, ponendo termine a dispute di confine. 
 
La leggenda sulle origini del santuario della Madonna dei Bisognosi da adito ad alcuni studiosi di ravvicinarvi l'ipotesi dell'esistenza di Rocca di Botte e di Pereto gia nel primo decennio del secolo VII d. C., (42) tuttavia il racconto e sospetto proprio negli elementi cronologici, che ne costituiscono lo scheletro. Nel documento mancano indicazioni a date e il riferimento all'imperatore Foca, a papa Bonifacio IV e all'invasione saracena soffre d'intrinseca contraddizione. Foca e Bonifacio sono contemporanei, (43) ma la conquista saracena della Spagna avviene cento anni dopo, esattamente tra il 711 e il 714 d. C. (44) Il margine e eccessivo e incolmabile, pertanto i dati cronologici della leggenda sulla Madonna dei Bisognosi vanno chiariti soltanto, come accennato nei capitoli relativi alla cronologia su S. Pietro Eremita, adattandoli ai moduli storiografici secenteschi propri della controriforma, ove realtà e leggenda si s.posano tranquillamente, quando non sono in contrasto con dottrina e pratica ecclesiastica. 
 
In verità un'analisi lessicografica obiettiva del documento convince che la leggenda non e contemporanea ai fatti narrati; alcuni personaggi di essa presentano a tratti lettura complessa e incerta. La stessa figura della Vergine, invitante Fausto povero a chiedere prestiti a un ebreo facendosene garante, e in contrasto con le norme disciplinari ecclesiastiche sempre in atteggiamento di condanna nei confronti dell'usura soprattutto nel medioevo, quando commercio e denaro sono maledetti e banditi; (45) un cristiano come Fausto non può lucrare commerciando. Nell'alto medioevo scrivere che la madre di Dio possa farsi garante d'una operazione finanziaria a scopo di lucro e grave sacrilegio per una mentalità religiosa, sulla quale solo più tardi, cioè nei secoli XIV e XV col rifiorire delle comunicazioni e dei rapporti commerciali, farà breccia la cultura scolastica, inventando nuovi rapporti concettuali ed empirici col denaro. Anche gli affari, realizzati da Fausto in Puglia, aderiscono storicamente al rigoglio dei commerci terrestri e marittimi registrati in quella regione nel 1300 e nel 1400, epoca in cui, secondo la nostra tesi, la leggenda viene ideata. (46) La sua stesura, cioè, non h contemporanea ai fatti narrati. (47)
 
Nelle carte, anteriori al secolo XVI, non risulta la terminologia Madonna del monte Carseoli. I documenti, relativi al santuario, prima del secolo XVI sono pochissimi. (48) Quello più antico e una decima dell'anno 1324, ove leggiamo: "Oderisius de Uricula solvit... pro decima... ecclesiis S. Marie de Uricula et S. Marie de Serrasecca... ". (49) Basilici (50) riferisce erroneamente al santuario alcuni accenni contenuti in una bolla di Stefano IX (1057), in altra di Pasquale II (1115) (51) e in una terza di Glemente III (1188); in realtà i documenti da lui citati non riguardano Santa Maria dei Bisognosi, bensì Santa Maria sita nella vecchia Carseoli, oggi Civita di Oricola. (52) Appartengono all'alto medioevo anche alcuni documenti sublacensi, che il Laurenti, proteso a dimostrare più del dovuto la vetusta del luogo, omette di analizzare criticamente, cadendo in grossolani errori; si tratta di pergamene, che la maggioranza degli storici considera false a cominciare da quella del 21 agosto dell'anno 883. (53) 
  
Anche scavando negli usi della gente e nel dialetto locale, ritroviamo tracce dell'epoca, come nell'espressione dialettale ' biffa ' (da wiffa), (54) ch'e espressione propria delle leggi germaniche legate al mondo contadino e pastorale. Nel Carseolano la biffa e tuttora un segnale, di solito una frasca piantata nel terreno per dire al pastore di non pascolare le proprie bestie in quell'appezzamento. 
 
Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 
 
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