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I secoli XII e XIII
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Come accennato, e nel 1115 che Rocca di Botte compare fra le proprietà dei 'benedettini di Subiaco e questo e confermato da analoga bolla, sempre del 1115, concessa da Pasquale II (97) al vescovo marsicano, dove la patria idi San Pietro Eremita non risulta fra i beni diocesani anche se geograficamente è inclusa nella circoscrizione dei Marsi. La situazione sembra cambiare dopo la venuta dei Normanni, tant'e vero che nel Catalogo dei Baroni " ...Octo de Mantaniola... tenet a dominio Rege in capite... Roccam de Bucte... ", (98) feudo di tre soldati. Considerando che si calcolava un soldato ogni 24 famiglie, (99) possiamo ricavare i primi dati demografici per Rocca di Botte: settantadue famiglie per un totale di circa trecentosessanta persone. 
  
Generalmente s'ammette che la conquista normanna della Marsica risalga al 1143, (100) pertanto e in questo periodo che le cose cambiano nel Carseolano, col conseguente passaggio di terre e uomini ai feudatari normanni, come conferma il citato Catalogo, che nella sua prima stesura risale al 1150. (101) ' Octo de Montaniola ' era uno di essi, come in modo inequivocabile testimonia il ' cognomen toponomasticum '. (102)
 
A ridosso di tali eventi una bolla di Clemente III (anmo 1188) an,novera fra i beni della diocesi marsicana anche le chiese di San Pietro e di San Biagio site in Rocca di Botte. (103) La collocazione giuridica definitiva della patria di San Pietro Eremita nella diocesi dei Marsi e dovuta dunque alle vicende conseguenti alle lotte fra papato e Normanni, (104) che si protraggono dai tempi di Leone I fino al 1156, (105) anno in cui i confini fra i due contendenti vengono definiti almeno dalle nostre parti. (106) La lotta fu condotta da entrambi senza esclusione di colpi e nella mischia finirono anche predicatori itineranti come gia era successo ai tempi di Gregorio VII e Enrico IV, (107) durante le lotte per le investiture. La zuffa fu, particolarmente violenta ai tempi di San Pietro Eremita e questo ci spiega perché l'azione del Santo fu osteggiata nel Carseolano. Questo tempo, 1148 e anni vicini, corrisponde secondo alcuni autori (108) all'epoca in cui i beni dell'abbazia di Montecassino (n,ella zona ce n'erano: vedi la donazione di Aldegrima) (109) furono espropriati e assegnati dal re Ruggiero ai suoi fedeli. (110)
 
All'inizio del 1200 la situazione e profondamente cambiata; le impalcature statali, che si erano costituite gradualmente negli anni precedenti, si vanno consolidando, determinando nuove regole. I monasteri vanno perdendo la loro importanza per quanto riguarda la scalata al potere, (111) fra le loro mura - 
s'aggirano i rampolli di un'aristocrazia ritardataria che cerca un'affermazione strettamente locale; non servono più come appoggio per grandi progetti di dominio ormai attuati. Sono finiti anche i tentativi per la costituzione di principati territoriali vescovili, come quello attuato dal conte Oderisio nella meta del sec. XI con la diocesi carseolana. La realtà sociale non e più confrontabile con quella altomedioevale, nuovi sono i rapporti fra nobiltà, stati regionali e Chiesa. L'idea nuova dello stato federiciano si manifesta anche nel Carseolano, che a nostro parere viene trasformato in un ridotto (112) imperneato sulle fortezze di Oricola, Carsoli (Celle), Pereto e Rocca di Botte, ove si concentrano le truppe che compiono scorrerie nella valle dell'Aniene e verso Subiaco. (113) 
 
Nei momenti di maggior tensione fra il papa e Federico II c'e fermento lungo la linea di confine che va da Rocca a Carsoli, infatti in concomitanza di una di queste crisi l'imperatore ordina che siano ristrutturati i castelli lungo la frontiera. Tutto ciò accadde fra il 1241 e il 1246. (114) Per gli anni addietro (1239) i documenti informano che il paese era tenuto dai figli del defunto Andrea de Montanea, (115) fedele all'imperatore. Dopo Federico II e i fatti di Tagliacozzo, legati alla memoria di Corradino di Svevia, Rocca di Botte e riportata in un catalogo angioino del 1273 sotto il nome di Rocca de labucco. (116)

  

Note

97) Cfr. nota 51. 

98) E. JAMISON, Catalogus Baronum, Roma 1972, p. 225. Il feudo era tenuto personalmente. Per ulteriori delucidazioni cfr. B. CAPASSO, Sul Catalogo dei Feudi e riei Feudatari delle Province Napoletane, in Atti della Reale Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti, IV, Napoli 1868; E. CUOZZO, Catalogus Baronum. Commentario, Roma 1984. 

99) R. ALMAGIA', La Marsica. Contributo al glossario dei nomi territoriali italiani, in Bollettino della Società Geografica Italiana, 1910, p. 327 nota 2. 

100) C. RIVERA, L'annessione delle terre d'Abruzzo al regno di Sicilia, in Archivio Storico Italiano, VI (1926), p. 253. 

101) E. CUGZZO, Catalogus Baronum, o. c., p. 338. L'autore parla di una prima stesura nel 1150 e di una revisione nel 1167-68. 

102) E. CUOZZO, Ruggiero conte d'Adria. Ricerche sulla nozione di regalità al tramonto della monarchia normanna, in Archivio Storico per le Province Napoletane, XX (1981); idem, I feudatari dell'alta Irpinia neprimo Catalogus Baronum: ' Filius Riccardi', in Civiltà, altirpina. VI (1981). fasc. 6. 

103) Cfr. nota 5. 

104) La bibliografia sull'argomento e vasta" il lettore può far riferimento al lavoro di E. Jamison e alla recente opera di P. DELOGU, I Normanni in Italia. Cronache della conquista e del regno, Napoli 1984. 

105) C. RIVERA, L'annessione delle terre d'Abruzzo al regno di Sicilia, o. c., p. 304-305. 

106) idem. 

107) G. O. MEERSSEMAN, Eremitismo e predicazione itinerante dei secoli XI e XlI, in L'eremitismo in Occidente nei secoli XI e XII, Atti della seconda settimana internazionale di studio, Mendola, 30 agosto-6 settembre 1962, Milano 1965, p. 172 ss. 

108) C. RIVERA, L'annessione delle terre d'Abruzzo al regno di Sicilia, o. c., p. 264. 'o~ 

109) Cfr. nota 93. 

110) E. CUOZZO, Catalogus Baronum, o. c., p. 339. 

111) G. PENCO, Storia del monachesimo in Italia, Roma 1961, p. 275 ss.; J. LECLERQ, Cultura umanistica e desiderio di Dio. Studio sulla letteratura monastica del medioevo, Firenze 1965, p. 43 ss. 

112) Sul concetto di ridotto e piazzaforte cfr. K. von CLAUSEWITZ, Della guerra, Milano 1982, p. 498 ss.; più in generale sull'arte militare P. PIERI, Guerra e politica, Milano 1975. 

113) Archivio (abbaziale) di S. Scolastica (Subiaco). Originali I, 18. Il 28 aprile 1227 pa-pa Gregorio IX si rivolge ai baroni " per Carzolum constitutis", affinchh non aiutino i Tivolesi nel molestare il Sublacense. 

114) E. WINKELMANN, Acta imperi inedita. Seculi X'III, Innsbruck 1880, p. 779. "' 


115) HUILLARD-BREHOLLZS, Historia diplomatica Friderici Secundi, Parigi 1859, tomo V, parte I, p. 559. Nel doc. e scritto Andrea de Montone (sic!). 

116) N. P. FARAGLIA, Saggio di corografia abruzzese medievale, in Archivio Storico per le Province Napoletane, XVI (1892), estratto di pagine 82; vedasi p. 76. 
211 
 
  Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 

 
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