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Dal secolo XIV al XVI
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
San Pietro, San Biagio, Santo Stefano e Sant'Angelo sono le chiese che compaiono in una decima del 1308, mentre in altra del 1324 insieme alle prime due c'e quella di San Fabrizio; mancano invece le ultime (117) Questa variazione numerica può forse essere messa in relazione con una delle crisi demografiche verificatesi ai primi del secolo XIV. (118)Interessante e pure un documento del 1891, dove s'accenna ad Antonio Andrea de Montanea, rettore della chiesa di San Pietro (119) per intercessione di un prelato della casa Orsini. Altra documentazione utile per la storia di Rocca di Botte e una serie di pergamene conservate nella biblioteca di Santa Scolastica in Subiaco, ma, investendo esse aspetti particolari della vita roccatana (matrimoni, 8oti, vendite, ecc.) non vengono trattate in questa sede. 
 
Per il secolo XV e degno di nota un elenco di fuochi d'epoca aragonese, che per gli anni 1443 e 1447 denuncia la presenza di 110 famiglie, cioè di una popolazione di circa 550 abitanti. (120) Il 3 marzo 1482 Ferdinando I d'Aragona confermando un privilegi (121) di suo padre Alfonso (122) porta Rocca di Botte nel contesto dei territori demaniali, sottraendola alla tirannia delle famiglie feudali e permettendo alla comunità d'avere un reale dominio sul proprio territorio. Questo ' status ' non dovette durare a lungo, perchè nel 1519 la comunità e tenuta a rispettare diversi obblighi fiscali a favore della famiglia Colonna, (123) espressi in una tassazione, in parte annuale, che, oltre a versamenti in denaro, prevedono pagamenti in natura: otto prosciutti, 'acquarizzi 12 di vino ', 40 galline, 26 pollastri; ogni sette anni chi ha più di dieci peeoze deve pagare una pecora ogni decina; se un lupo o un orso uccise una vacca o un vitello, o questi muoiono per altre cause, una spalla dell'animale va per le tasse; l'università versa ventitre coppe di grano, più una coppa a fuoco rimessa soltanto da talune famiglie. 
  
Il castello, che s'erge in cima al paese, rimaneggiato e ingrandito dai Colonna nei secoli XV-XVI, e retto da un castellano, cui spettano 28 ducati l'anno, (124) e da tre soldati, retribuiti con otto carlini al mese; (125) inoltre i Colonna provvedono al vettovagliamento con 60 tomola di grano (circa 45 quintali) e 60 barili di vino. (126) Nel 1595 la morsa fiscale s'allenta e non ci sono più le spese per il mantenimento del castello ormai disabitato. (127) Dicemmo avanti che lo ' status ' demaniale per Rocca di Botte dura poco, cioè verosimilmente fino al 1497, quando Federico III d'Aragona concede a Fabrizio Colonna i contadi di Albe e Tagliacozzo, (128) che risultano proprietà della sua famiglia fino al 1806. Negli anni anteriori alla donazione il paese e feudo degli Orsini, che dominano nel Carseolano sempre in lotta con Clemente VII e con i Colonna per il possesso della valle aniense e di Subiaco. 
  
Appartiene a questo periodo (anni 1526-28) l'episodio, narrato anche dal Pierantoni relativo alla violazione d'una festa nuziale, celebrata a Rocca di Botte, al rapimento della sposa, all'insurrezione popolare, alla fuga dei colonnesi, alla conseguente restaurazione del potere papale, che vuole puniti i responsabili dei disordini, tra i quali il notaio trebana Pompeo Aureli. 
Si legge: " le lingue cattive tanto fecero che fu impiccato Notar Pompeo de Aurelijs de Treve, Santo di Honofrio di Civitella e Marsilio di Horatio " (129) 
E' anche da rilevare che nel secolo XV Rocca di Botte, come altri paesi del 'Carseolano, è investita dall'attività di artisti, le cui opere (quello che rimane di esse) possono ammirarsi all'interno della chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo, ove nella navata sinistra, quasi adiacente all'altare di S. Pietro Eremita, e dipinto su muro un delizioso S. Giulia,no in abiti rinascimentali, ricordando lo stile delle pitture dei palazzi quattrocenteschi di Tagliacozzo. Tale attività pittorica non si esaurisce nel secolo, ma sussegue nel successivo come dimostrano gli affreschi cinquecenteschi 'di S. Maria della Febbre. (130)


Note
117) P. SELLA, Rationes..., o. c., p. 26, 41, 53. ' Rogerius de Montanea' paga la decima per San Fabrizio e San Biagio, anno 1324. 
 
118) G. DA MOLIN, La popolazione del Regno di Napoli a meta quattrocento, Bari 1979. L'autrice parla di crisi demografiche generali agli inizi del '300.
 
119) Regesto Lateranense, 19, fol. 267. 
 
120) G. DA MOLIN. La popolazione del Regno di Napoli..., o. c., p. 48. 
 
121) Archivio Pamiglia Maccafani (Pereto) (AFM), copia notarile settecentesca del privilegio di re Ferdinando del 3 marzo 1482. Copia analoga in Archivio Colonna (AC), Arch. perg. XXVI, 25. Le concessioni riguardano anche Carsoli, Oricola e Pereto. L'archivio Maccafani non possiede un catalogo, per tale motivo non e riportata la collocazione. 

122) AFM, copia notarile settecentesca. 
  
123) AC, Arch. perg. XLII, 11. Nello schedario e indicato: " Resoconto economico di feudi. 1521 ", ma il documento, leggendo proprio nel foglio riguardante Rocca di Botte (f. 5r), si riferisce al 1519. Diamo il testo integrale: ROCCA DE BOTTE. Li proventi in moneta papale duc(at)i 22, carl(in)i 3 de Regno d. 17.4.4 Li servitij rendono in lo mese de Luglio d. 2.2.4 La Guardiania de la Rocca per lo mese di Ag(os)to d. 3.0.10 Pezzi de carne salata in lo p(rese)nte anno 1519, otto d. 2.2.O Presutti otto d. 1.3.0 De vino acquarizzi dodici d. O.3 Galline quarantatre d. 2.1.0 Pollastri 26 d. 0.4.10 Di vacche, bovi, vitelli, ch(e) p(er) se moressero, overo li amazzassero, lupi, o, orsi, p(er) ciascuna bestia ne ha la Corte un spalla; De le calcare omne sette anni la Corte ne percepe una; Quelli teneno bovi sò tenuti ogni anno, non servendone a la Corte pagare p(er) pari carlini uno, dico de li bovi lavoratori riservati li franchi ch(e) non pagano;Quelli tenessero pecora da diece in sui sono tenuti omne sette anni pagare al 5 una peco(ra); Et più d(i)c(t)a Terra responde omne anno a la Corte, a la mesura de la Corte al tempo ch(e) se ricoglie rubbia vintitre et coppe tre di grano; Et più una coppa p(er) fuoco de grano ultra lo supp(lemen)to reservati li franchi p(er) causa ch(e) possano andare a macinare dove voleno; Questo anno 1519 recolto de feno some VI Cate al Castellano p(er) uso del somaro tene de la Corte p(er) servitio de la Cetta Rocca. Li concedime(nti), scadenze. Al, suprad(i)c(t)o Hieronimo Percettore". 
 
124) idem f. 11V. 

125) idem f.  12r.
 
126) idem, f. 13r. 
 
127) AC, Arch. III AA 100, f. 210v. 

128) AC, Arch. Misc. II A 4, f. 338v. 
 
129) Pompeo Colonna, che e a Napoli da precetto al nipote Scipione, abate commendatario di Subiaco, con espresso ordine che riguardasse, e mantenesse l'Abbazia, e la difendesse da chi gli dava fastidio, e disturbo. Il quale essendo venuto in Subiaco per esser giovine da bene, et amorevole e credulo troppo si lascio persuadere di voler mover guerra, a ripigliar Carsoli più vicino e senza ripensare andò con alquanti soldati di Subiaco et Abbatia alla Rocca della Botte e per sorte si facevano le nozze, e pigliarono una sposa, et essendosi sollevato il popolo per tal causa appena hebero tempo a salvarsi, et esso Gio: Berardino sopradetto ritrovandosi anchor lui in tal fattione fu percosso in un braccio di un archibugiata, e cosi di continuo crescendo l'odio, e la discordia fra li popoli e li Signori principali, un di che alli 26 di Luglio il giorno di S. Giovanni e Paolo la mattina all'alba si trovarono li soldati di NapoLeone, con alquanti cavalli alle porte di Subiaco" (PIER. XIII, 3). 
 
130) P. MARINI, Cinque giorni in viaggio, in Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arti, 1895, p. 398. La pittura fu rinvenuta durante i restauri nel novembre 1888. Ancora A. CALVANI, Santuario della Madonna dei Bisognosi, Roma 1980, p. 36-43. 

Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 

 
 
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