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Dal XVII al XIX
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Il XVII e un secolo cruciale per Rocca di Botte, le cui disavventure toccano il vertice nell'anno 1656 a motivo d'una grave pestilenza, che miete decine di morti. Peraltro il secolo si fa splendido nella figura di personaggi insigni, che illustrano la patria nei vari campi della cultura e della musica, primi (131) tra i quali Bonifacio Graziani, Fabrizio De Britijs, Tommaso Pelliccioni e Andrea Cacchioni cappuccino, morto nel 1651 in odore di santita, ma anche nella documentazione artistica espressa dalle opere pittoriche dell'epoca, conservate negli altari laterale della chiesa parrocchiale. 
 
I difficili momenti, vissuti dagli abitanti nel secolo XVII, rendono gli animi inquieti, anche duri. Si registrano insoliti motivi di dissidio con le comuniti viciniori, soprattutto in concomitanza dei pellegrinaggi soliti a farsi al santuario della Madonna dei Bisognosi; anche frequenti incresciose situazioni, che costringono i vescovi dei Marsi a severe misure disciplinari. (132) Alla fine del secolo XVII (133) lo shock demografico, conseguente alla peste, non e ancora superato; si contano soltanto 71 fuochi, circa 350 persone, ma nel 1732 la situazione e migliorata: il numero delle famiglie e salito a 85. (134) Intorno al 1720 la popolazione di Rocca di Botte e chiamata a resistere alla famiglia Colonna, per il possesso della montagna Serrasecca e per il manto boschivo, che la ricopre, fondamentale per la sopravvivenza comunitaria. (135) L'attività agricola, riconosciuta florrida anche dal Febonio, permette di riversare sul mercato romano il ' suriplus ' produttivo, soprattutto legumi, vino e cacciagione. Roma e l'agro romano sono i luoghi, ove i roccabottani si recano a stemperare la miseria del rigore invernale, racimolando il sostentamento quotidiano con pressante lavoro, svolto in tenute maremmane. (136)
  
Il catasto onciario dell'anno 1748 (137) evidenzia la drammatica situazione economica ambientale. Il documento, che merita trattazione a parte, inidonea in questa sede, tramanda rivele e apprezzi, ricchi di sorprendenti e realistici particolari. Dalle rivele, che contengono le dichiarazioni giurate di ciascun capofamiglia, emerge lo stato concreto del nucleo familiare con riferimenti all'origine della moglie, al numero dei figli, alla tipologia del nucleo stesso, allargato o patriarcale, anche alle carenze fisiche del capofamiglia talora portatore di handicap; inoltre l'età dei cittadini, la distribuzione e il rapporto tra persone di sesso diverso, sintomatico delle passate vicende comunitarie. Dalle rivele sappiamo che un giovinotto a 14 anni e considerato abile al lavoro, conosciamo lo stato d'alfabetizzazione della gente, la situazione femminile, altri interessanti dettagli. L'apprezzo invece informa sull'entità dei beni personali, degli averi in natura (animali compresi) dei singoli dichiaranti. 
Sul finire del secolo XVIII Rocca di Botte si trova nuovamente a scontrarsi con Camerata per vertenze di confine. (138) Le polemiche sono aspre; non mancano aggressioni e taglieggiamenti da ambo le parti. 
  
Si arriva anche a situazioni estreme come quella verificatasi nel luglio del 1815, quando un gruppo di cameratani assale a fucilate l'abitato di Rocca di Botte fortunatamente senza vittime, anche grazie all'intervento risolutivo di alcuni militi roccatani. (139) Il secolo XIX avanza col sacco pieno di novità. Gioacchino Murat, insediato sul trono napoletano, dispone che gl'intendenti delle varie province preparino piani per l'accorpamento delle università del regno. L'intendente di L'Aquila, S. Colonna di Leca, propone un piano, che viene incorporato nella legge 4 maggio 1811, a seguito della quale Rocca di Botte e Oricola si ritrovano frazioni di Pereto. (140) Avvenimento concomitante alla presenza francese nel regno di Napoli e la fine del dominio feudale della famiglia Colonna su tutti i paesi del Carseolano, sancita nel 1806 con la legge d'abolizione dei feudi. L'Abruzzo viene diviso nei tre distretti di L'Aquila, Cittaducale e Sulmona; i distretti in circondari, i circondari in comuni. Quando tale ristrutturazione e definitivamente conclusa, Rocca di Botte risulta Comune di Pereto, circondario di Carsoli, distretto di Cittaducale.
 
Successivamente compare la formazione del circondario di Avezzano (141) L'atmosfera degli eventi napoleonici e turbata da quella degli avvenimenti gavibaldini, ma il 1860, come pure gli anni immediatamente successivi, si vivono in Rocca di Botte senza grandi travagli. Sul luogo non si verificano fatti di sangue analoghi a quelli di Pereto, conclusi con la morte di alcune guardie nazionali di Carsoli. E' di salvaguardia all'ambiente anche la caserma dei carabinieri, istituitavi a base di confine con lo stato,pontificio e col territorio cameratano, risaputo covo di briganti. Il clero roccatano sembra al riguardo rimanere assente, evitando le forme intriganti registrate a Poggio Cinolfo, Pereto e Montesabinese, ove la partecipazione ai moti reazionari comporta per alcuni religiosi anche la prigionia. (142) Luigi Fiori, capitano della locale guardia nazionale, e tra quelli che si distinguono nella lotta al brigantaggio, (143) avvalendosi nell'operazione delle informazioni fornitegli dallo zio, arciprete di Camerata. 
  
Nel 1868, ormai alla fine del fenomeno brigantesco, un gruppo di carabinieri travestiti, mentre opera sulle montagne di Camerata e avvicinato da un tal Ferrari, detto Zuccone, di Rocca di Botte, il quale, scambiando i militi per veri banditi, offre loro la sua collaborazione, proponendo il sequestro del cassiere comunale Luigi de Felice, suo compatriota. (144) Quanto agli effetti del brigantaggio locale, non e da tacere il rapimento del giovane roccatano Enrico Fulgenzi, (145) figlio di Giovanni Battista, catturato dai briganti il 10 ottobre 1864, nascosto nei covi dei monti cameratani dello stato pontificio e rimesso in liberta sulle montagne di Jenne soltanto dopo il " taglio di un pezzo di orecchio " e il pagamento d'una tangente di riscatto della misura di piastre 300 di lire 5,10 ciascuna, oltre a vestiario e viveri (formaggio, pane e vino) in abbondanza. 
 
 
Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 
 
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