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Notizie storiche: satira risorgimentale
Testi a cura del Dott. Michele Sciņ  maggiori info autore

La storia risorgimentale e la famiglia Mariani si sono incontrati diverse volte; il primo ad imbattersi in essa è stato Livio Mariani agli inizi dell’Ottocento (Carboneria negli anni ‘20, Repubblica Romana nel 1849, esilio in Grecia fino alla morte nel 1855) e poi molti altri familiari e, tra questi, il nipote Giannicola, figlio dello zio Giacomo. Questa famiglia risiedeva in origine ad Oricola, poi, nel Settecento, si divise in due rami: uno si trasferì a Rocca di Botte (a questo apparteneva Giacomo), l’altro rimase in Oricola (a questo apparteneva Mariano) e successivamente si trasferì a Marano Equo (1). 
 
La distanza non li separò; per dividere le fatiche del viaggio si davano appuntamento lungo il confine tra Stato Pontificio e Regno di Napoli, sulla strada che da Rocca di Botte conduceva ad Arsoli. Gli incontri avvenivano sotto gli occhi di tutti per non dare adito a sospetti, ma nonostante questa precauzione la polizia borbonica non li perdeva di vista e nel giugno 1860, quando l’impresa garibaldina era in pieno svolgimento, Giannicola ricevette la visita degli agenti. In quella circostanza cercò disfarsi di alcune carte che aveva su un tavolo, stracciandole e gettandole dalla finestra, ma venne scoperto; così, dopo aver raccolto i frammenti, la polizia lo rinchiuse nelle carceri di Carsoli. 
 
Il 17 giugno 1860 il giudice regio del circondario, Pasquale Gatti, convocò tutti al suo cospetto perché gli agenti non avevano descritto bene nel verbale le carte sequestrate. Si fecero innanzi il caporale Gaetano Vezzoli di anni 33, originario di Manoppello (CH); il gendarme Alessandro Moccia di anni 36, di Sturno in Avellina; Angelo Flammino di anni 44, mobilizzato di Poggio Cinolfo; Antonio Ferrante di anni 28, mobilizzato di Carsoli e Giannicola Mariani. Il giudice mostrò alle guardie una busta sigillata e dopo che queste l’ebbero riconosciuta ne estrasse il contenuto (alcune carte in frammenti); il Mariani, presente all’operazione, disse che erano […] precisamente quelle che teneva sul tavolino della casa, e che lacerò e buttò per la finestra, nel giorno che gli fu fatta la visita domiciliare […] (2).
 
I pezzi di carta vennero ricomposti ottenendo uno scritto lungo un foglio e mez zo il cui contenuto si riportò nel verbale. Si trattava di due proclami emanati dopo la pace con l’Austria nel 1859 (Seconda Guerra d’Indipendenza), uno di Napoleone III e l’altro di Vittorio Emanuele. A questi si univano materiali di propaganda patriottica che circolavano a Roma nelle settimane anteriori allo scoppio della guerra compilati sulla falsariga di preghiere (3). [7v] […] Soldati. Le basi della pace sono stabilite coll’Imperatore d’Austria. Lo scopo principale della Guerra è raggiunto. Per la prima volta l’Italia sta per divenire una Nazione. [8r] Una confederazione di tutti gli Stati to d’Italia, sotto la Presidenza d’Onore del S. Padre, unità in un sol corpo le membra di una medesima famiglia. 
 
La Venezia è vero rimane sotto lo scettro dell’Austria ma sarà una Provincia Italiana che formerà parte della Confederazione. La riunione della Lombardia al Piemonte crea da questa parte delle Alpi un Potente Alleato che ci sarà debitore della sua indipendenza. I governi rimasti fuori del movimento, o reintegrati ne’ loro domini, comprenderanno la necessità di salutari riforme. Una amnistia generale farà scomparire le tracce delle Civili discordie. L’Italia, Signora ormai delle sue sorti, non avrà più che da incolpare se stessa, se non avanza gradatamente nell’ordine, o nella libertà. 
  
Voi tornerete fra breve in Francia. La Patria riconoscente accoglierà con giubilo quei Soldati, che levaron più alto la gloria delle nostre armi, a Montebello, a Palestro, a Turbigo, a Magenta, a Melignano, a Solferino; che in due mesi hanno affrancato Piemonte e Lombardia, e non hanno fatto sosta, se non perché la lotta stava per pigliare proporzione, le quali non corrispondevano più agli interessi che la Francia aveva in questa Guerra formidabile. Andate dunque superbi de’ nostri lieti successi, superbi de’ risultati [8v] ottenuti, superbi di essere i Figli prediletti di quella Francia, che sarà sempre la Gran Nazione, finché avrà un cuore per comprendere le Nobili cause, ed Uomini come Voi per difenderle. Dal Quartiere Imperiale di Valegio, lì 12 Luglio 1859. Popoli della Lombardia. 
  
Il Cielo ha benedette le nostre armi. Col possente aiuto del Magnanimo e Valoroso Alleato l’Imperatore Napoleone, noi siamo giunti in pochi giorni di Vittoria sulle rive del Mincio. Io oggi ritorno fra voi, per darvi il Fausto Annunzio, che Iddio ha esauditi i nostri voti. Un armistizio seguito da preliminari di e pace, ha assicurato ai popoli della Lombardia, la loro indipendenza, secondo i desideri tante volte espressi. Voi formerete da ora innanzi una libera famiglia cogli interi nostri Stati. Io prenderò a regger e le Vostre Sorti, e sicuro di trovare in voi quel concorso di cui ha d’uopo il Capo dello Stato, per creare una novell’Amministrazione, io vi dico, Popoli della Lombardia, fidate nel vostro Re. Egli provvederà a stabilire, sopra solide ed imperiture basi, la felicità delle nuove contrade, che il Cielo ha affidato al suo Governo. Milano 13 Luglio 1859. Vittorio Emanuele. Gli scritti satirici sono i seguenti. [9r] Credo. Simbolo di fede politica Italiana. 
 
Io credo in Napoleone I, Onnipotente Creatore dell’Impero Francese, e del Regno d’Italia, ed in Napoleone III suo nipote, unico Salvatore nostro, il quale fu concepito per opera della Provvidenza, e nacque per la nostra libertà. Patì sotto gli Orleans, calunniato, arrestato, ed imprigionato. Discese la carcere di +++++ Indi risuscitato da morte civile, salì alla Presidenza della Repubblica Francese, di poi sul Trono di Napoleone il Grande. Di là ha da venire a giudicare i Vivi Italiani, ed i morti Tedeschi. Credo sul Regno di Vittorio Emanuele, nella Santa Lega Italiana, nella vita di fratellanza eterna. Così sia. Confessione e professione di fede politica degli Italiani nel maggio del 1859. Padre nostro che sei al campo qual Primo Soldato della Indipendenza Italiana. Sia lodato il nome tuo Vittorio, venga presto il pacifico Regno tuo, sia fatta la tua volontà, sotto il nostro cielo, cioè sull’Italica terra. Rivendicaci oggi a libertà. Fa rispettare la Nazionalità nostra, come noi rispettiamo l’altrui. Guidaci a godere la pace, ma liberaci dall’Infame Austriaco. Così sia. Atto di fede. Io credo fermamente ciò che mi propone Vittorio Emanuele 2°, poiché glie lo ha rivelato la giustizia, [9v] figlia della verità infallibile, e principalmente io credo che vi è in Italia una sola nazione in tre persone distinta, cioè Unione, Fratellanza, e Forza. Carlo Alberto se ne fa Campione, non per noi tradito, e lontano dalla patria diletta, ma però e a <…> (4). 
  
Atto di speranza. O Napoleone, che sei così possente, ed infinitamente politico. Io spero per i diritti che ne ha l’Italia lo sgombro degli Austriaci ladroni: coll’aiuto vostro per questa Santa causa, e l’Indipendenza per tutta l’Eternità. Atto di carità. O Italia mia, poiché sei bella <…> (5) infinitamente civilizzata, io t’amo peccato. Così sia. […]. Il procedimento penale non ebbe seguito perché il 25 giugno 1860 Francesco II, con un “Atto Sovrano”, annunciò la concessione della costituzione e l’amnistia generale; questo non fermò Garibaldi , che il 7 settembre entrò a Napoli. 
  

Note
1) Nei catasti onciari di Oricola e Rocca di Botte il casato dei Mariani è presente già da metà XVIII secolo. Il trasferimento a Marano Equo avvenne dopo la morte di Mariano (6 maggio 1799) durante l’assedio di Vivaro Romano (v. G. DI NICOLA, Storia di Vivaro Romano, Roma 1985, pp. 317319). 
 
2) I documenti sulla vicenda sono nell’Archivio di Stato di L’Aquila, Gran Corte Criminale, b. 291, fascicolo 3. Le notizie sono tratte dalla c. 7 e seguenti. 
 
3) Documenti del genere sono citati anche in G. LETI, Roma e lo Stato Pontificio dal 1849 al 1870, v. I, Ascoli Piceno 1911, passim e soprattutto p. 363. 
 
4) I puntini di sospensione sono presenti nell’originale, probabilmente questa parte del documento non era stato possibile ricostruirla. 5) Idem. 
 
Testi tratti da il Foglio di Lumen
  
 

 
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