Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 

Vicenda critica degli affreschi e complessivi interventi di restauro.
Testi a cura della dott.ssa Paola Nardecchia  maggiori info autore
Gli affreschi nel settore antico della chiesa, appartenenti a varie epoche, sono  stati brevemente segnalati tra Sette e Ottocento (80) . Più vivo fu l'interesse nel XX secolo. Attilio Rossi, allora funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione, ispezionò l'edificio nel 1909 (81) , propose di far eseguire fotografie e sollecitò l'attesa dichiarazione del complesso a monumento nazionale (82). Seguirono le generiche indicazioni di Angelico Sonsini (83), che deplorava il degrado dei dipinti, mentre nel 1911 l'anonimo F. R. (84) denunciava per incuria il municipio di Pereto e attribuiva gli affreschi, senza distinguere le mani, a un discepolo di Giotto, segnalando per errore la data del 1344 sotto la scena della Madonna di Loreto. Rossi interveniva di nuovo nel 1911 (85) , e incuriosito dal gusto sapido del Giudizio citava per confronti i maestri umbro-marchigiani vicini all'eugubino Ottaviano Nelli, prendendo spunto dagli studi di recente pubblicati sulla pittura a Subiaco (86), ma sbagliava in riferimenti e cronologie. 
  
Per il pannello che assegniamo a Petrus ([26]; v. cap. V. 2. 1) pensava piuttosto a un artista vicino al probabile allievo di Gentile da Fabriano, che decorò nel primo Quattrocento la chiesa della SS. Annunziata nella vicina Riofreddo, mentre per quello che considerava il più debole anonimo quattrocentesco (sommando gli interventi che noi attribuiamo a Desiderio e al Maestro di Farfa, v. il nostro cap. III. 2. 1) proponeva come modelli iconografici e compositivi Domenico Ghirlandaio e Pinturicchio, evidenziando il gusto tutto abruzzese e provinciale di un artista attento a quanto accadeva a Roma, capace di rielaborare in proprio spunti umbri e toscani lì operanti. Lo seguirono Balzano (87) e Lozzi, maestro della scuola elementare di Pereto (88), che denunciava come ancora grave lo stato di conservazione dei dipinti, mentre Bertini Calosso, svolgendo le sue pioneristiche ricerche sulla pittura nel Lazio e dintorni, assegnava i più antichi affreschi dell'aula e del corridoio (non distinguendo le mani e i tempi) al citato Jacopo di Arsoli, attivo tra gli anni Venti e Quaranta del Quattrocento (89), vicino all'anonimo marchigiano di Riofreddo come già aveva proposto Rossi (90). 
 
Egli forniva di lì a poco alla Direzione Generale per le Antichità e le Belle Arti alcuni dati sui dipinti quattrocenteschi (91), distinguendo quelli pochissimo conservati del pittore di Arsoli dagli altri malconci del 1488, ove ravvisava influssi palesi, anche se snaturati dell'arte di Melozzo. Nel 1927 il Genio Civile di Avezzano elaborò un progetto di restauro globale, modificato l'anno successivo sulla pianta delle preesistenze, spedito alla Regia Sovrintendenza di Aquila, ma condotto solo nel 1937 (intervento a cura del sig. Vivio (92)) . Solo nel 1962 il funzionario di zona della Soprintendenza propose di eliminare le cause di umidità e fece una prima campagna fotografica (93). Limitati furono comunque i risultati dei lavori di bonifica e di copertura dei tetti (impresa Marzolini di Rocca di Botte), tanto che dopo tre anni il rettore del santuario invocava ancora aiuti per salvare gli affreschi. 
 
Nel 1967 Mario Moretti in una sbrigativa relazione (94) attribuiva i dipinti di fine XV secolo a un maestro formatosi in ambito laziale tra Lorenzo da Viterbo e Antoniazzo Romano. Nel 1968 l'architetto Angelo Calvani, Soprintendente ai monumenti dell'Emilia ma legato al nostro territorio da vincoli di affetto, scattava le prime foto a colori, utili a corredare la monografia che andava preparando e di cui diede notizia nel XIX congresso di Storia dell'architettura tenutosi a L'Aquila nel 1975 (95) , anno in cui si iniziava il restauro delle murature e degli affreschi, concluso nel 1480 (impresa Di Corpo (96)). 
  
Solo allora fu pubblicato il suo contri-buto in una dignitosa veste tipografica, l'unico finora interamente dedicato alle pitture nel santuario; egli attribuiva genericamente gli affreschi tardo quattro-centeschi a un anonimo artista legato ad Antoniazzo Romano, agli antoniazzeschi, ad artisti umbri e marchigiani, con influenze di Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli e Sandro Botticelli (97). Altri lavori non hanno dato particolari contributi (98), mentre Petrocchi ha assegnato quasi tutto il ciclo dipinto a Desiderio da Subiaco, giustificandolo con un non documentato legame di proprietà tra i monasteri benedettini dell'Aniene e il santuario abruzzese (99). Baschet ha citato la nostra scena di Giudizio nel suo esaustivo repertorio iconografico (100).

  
 

Note
80) Non sono citati nelle visite pastorali custodite nell’Archivio della diocesi dei Marsi, d’ora in poi ADM; qualche spunto è in Corsignani 1738, pp. 240, 244 e Giuliani 1763, p. 31. Mazzolari 1785, p. 23 indicò solo quelli della leggenda di fondazione. Qualche indicazione è contenuta nel Viaggio Istorico… del 1849 pp. 42-43; nella ristampa del 1876 dell’opera di Giuseppe da Nemi 1841, p. 26; in Gori 1864, pp. 59-60. Giacinto De Vecchi Pieralice, Regio Ispettore dei Monumenti e Scavi di Antichità del Carseolano, li segnalava al § 3 dell’Elenco delle opere d’arte presenti nel territorio di sua competenza, registrando per errore la data del 1448, v. Archivio di Stato di L’Aquila -d’ora in poi
ASAq- Pref. I serie, II versamento, cat. 14, b. 6235 bis; generici sono Idem 1888, p. 73 e P. Marini, p. 396. Un sommario cenno è nell’Elenco degli edifici e di altri monumenti ragguardevoli per l’arte e per le memorie storiche e archeologiche, da potersi considerare come nazionali, redatto verso il 1883-1884, schedone n. 60, Carsoli, chiesa di S. Maria dei Bisognosi, conservato nell’Archivio Centrale dello Stato, fondo Ministero Pubblica Istruzione, Direzione Generale per le Antichità e le Belle Arti d’ora in poi
ACS, M.P.I., AA.BB.AA.-, I versamento, 1860-1890, b. 371, fasc. 12.
 
81) Cfr. ACS, M.P.I., AA.BB.AA, Divisione I 1908-1924, b. 79, fasc. 1867, Pereto S. Maria del Soccorso.
 
82) Le foto non vennero neppure autorizzate dalla Pubblica Amministrazione nel 1915, nonostante la richiesta dell’allora ispettore onorario dei Monumenti e Scavi per la città e il circondario dell’Aquila (v. la corrispondenza del mese di luglio, custodita in ACS, M.P.I., AA.BB.AA, Divisione I, 1908-1924, b. 415, fasc. Aquila, Fotografie dei monumenti e oggetti d’arte 1913-1915). In quello stesso anno l’architetto G. Giovannoni fece una visita perlustrativa, e il sig. Paternostro eseguì un primo restauro degli affreschi.
 
83) Sonsini, pp. 55-57.
 
84) In “Corriere d’Italia”, 21 agosto, n. 230, p. 3.
 
85) In “La Tribuna”, 9 settembre 1911, p. 3.
 
86) Hermanin 1904, pp. 518-520, 523, 530, relativamente ai dipinti nella chiesa superiore dello Speco. Pansa 1927, vol. II, pp. 364-365 attribuiva il nostro Giudizio al Duecento, giudicandone i limiti compositivi.
 
87) Balzano 1912, p. 105.
 
88) Lozzi 1923, pp. 595-596 e Idem 1924, pp. 679-680.
 
89) Cfr. le nostre Appendici II e III
 
90) Bertini Calosso 1920, pp. 204, 210.
 
91) Cfr. lettera del 2 marzo 1927, custodita in ACS, M.P.I., AA.BB.AA, Divisione II, 1929-1933, b. 121.
 
92) Già nel 1931 il comune di Pereto ne constatava l’avanzato degrado, v. ACS, M.P.I., AA.BB.AA, Divisione II, 1929-1933, b. 121.
 
93) Cfr. la scheda custodita nel fascicolo delle vecchie pratiche presso l’archivio dell’odierna Sovrintendenza per l’Abruzzo di L’Aquila.
 
94) L’abbiamo consultata nell’archivio annesso al convento, in corso di trasferimento.
 
95) Architettura (L’) in Abruzzo e nel Molise…; il suo intervento non fu incluso nella pubblicazione degli atti.
 
96) Architettura e arte nella Marsica, vol. I, p. 114.
 
97) Calvani, pp. 16-36.
 
98) Lehman Brockhaus, pp. 396-397 ha confuso il pittore Jacopo di Arsoli con quello che riteneva l’unico autore degli affreschi tardo quattrocenteschi. La scheda inserita in Architettura e arte nella Marsica, vol. II, pp. 185-188 suggeriva di nuovo ascendenze umbre-marchigiane e contatti con il
gruppo romano dell’Aquili.
 
99) Petrocchi 1993/1999, pp. 306-307.
 
100) Baschet 1993, pp. 380-383, 660-661; lo segue P. D’Achille 1992/1997, pp. 229-230 nota 30.

 
Testi tratti dal libro Pittori di frontiera
 
 

Territorio

 
Clicca per approfondimenti ( Terre Marsicane ) Clicca per approfondimenti ( Terre Marsicane ) Clicca per approfondimenti ( Terre Marsicane ) Clicca per approfondimenti ( Terre Marsicane ) Clicca per approfondimenti ( Terre Marsicane )
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright