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Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
1) Fu anticamente la vita solitaria appresso gl'huomini da bene, e timorosi di Dio, in cosi fatta reputazione, e stima, che molti, lasciate le proprie case, i Parenti, la FamigLia, le delitie, gli agi, le ricchezze, insino alle Corone, e finalmente la Moglie, che par cosa tanto difficile, in diverse parti del mondo per meglio attendere alle divine contemplationi, si ritrovano, et in luoghi solitari; e dal convivio delle Genti molto remoti, non altrimenti, che morti, seppeliti, e nascosti, con penitenze, digiuni, astinenze, et aflizzioni procuravano di facilitarsi la strada del Paradiso " (PASINI, Vita di S. Pietro Confessore, chiamato Eremita in PIERANTONI, Vite Civerse..., f. 49). Tali attributi si confanno pero solo in parte al nostro Santo, il quale lascio gli agi del mondo, ma rimase nel mondo come testimone del regno di Dio; pertanto lo definiamo piuttosto ' eremita itinerante. Sull'argomento, cioè sul fatto che S. Pietro sia chiamato eremita pur non facendo vita solitaria, ascoltiamo il Pierantoni: " Questo dubbio se bene apparisce esser di poco rilievo, parendo solo questione di nome, e però di facile risoluzione; con tutto ciò si proporranno alcuni probabili motivi dell'una e l'altra parte, da quali scorgerà il Lettore esser dubbio di nome si, ma fondato in fatti, da non disprezzarsi; perché per una parte facendosi riflessione a tutto il racconto de gli atti di S. Pietro, non si sa vedere con qual fondamento habbia sortito questo titolo di eremita e ciò solamente in questi ultimi secoli: mentre nelle memorie addotte d. quattro primi secoli, et singolarmente nel racconto della sua Vita sempre si chiama col titolo di Confessore e nelle tabelle antiche delle Reliquie della chiesa trebense singolarmente nell'anno 1582 fata dall'Arciprete D. Paolo Ciocchi, sempre si legge: Croce di S. Pietro Confessore, e cosi nelle altre rinnovate nel principio di questo secolo, da Mons. Seneca; et infatti nell'elogio stabilito a questo Santo inscritto nel martirologio Aomano la sacra Congregatione de Aiti doppo matura consideratione gl'ha dato solo il titolo commune di Confessore; Die 30 Augusti Trebis in Latio S. Petri Confessoris qui multis clarus virtutibus et miraculis ibidem migravit ad Dominum et honorifice colitur... se bene nel Decreto dice fosse chiamato eremita: suprascriptum elogium S. Petri Confessoris, eremitae nuncupati, Terrae Trebarum Protectoris: Ritroviamo dunque che la prima volta questo titolo di eremita gli fu dato in una bolla d." Papa Paolo 2": nell'anno 1470 spedita il 20 di agosto e però doppo cento e trenta anni, cioè nell'anno 160Z: nell'offitio novo con l'ottavario, si nella Bolla di Papa Clemente ottavo si nelle lettioni fatte di novo, approvate dalla sacra Congregatione de Aiti e dal Cardinal Baronio sottoscritte nel frontespizio del libro si replica più volte questo nome di eremita e questo stesso porta improntato anche nelle Immagini; onde si devono venerare questi oracoli, benché non se ne scorga da noi più addentro la ragione: e possiamo d,ire quello sta scritto nella lege 20: de legibus: non omnium quae e maioribus constituta sunt, ratio reddi potest; non quod sine ratione fecerint; sed quod plura viderint, quam non possumus; e si come non di tutte le attioni e gesta de Santi si pol formare certo giuditio, cosi de riti, e risoluzioni ecclesiastiche non di tutte si pol render certa ragione... Nulla di meno molti sono i capi, de quali si potrà congetturare come siasi formato sufficiente motivo da chiamarlo eremita, e primo dalla veste... con cui era il Santo vestito, e molto più dall'aggiunta del mantello sopra c i esso, come si vede in alcune sue pitture: che lo mostrano in abito di Romito, con la chierica grande e col giro de capelli, in forma di corona, ma a questo si può rispondere col detto commune che habitus non facit monachum; di cui se ne haverebbe qualche memoria come si ha di tutte le altre cose usate dal Santo; essendo pur vero quello canto il Poeta, che pictoribus atque poetis datur omnibus aequa potestas e de fatto non in tutte le immagini si scorge detto mantello... quanto alla tonsura e corona de capeLli si dimostra esser stato uso antico anche ne cherici secolari e per tale ce lo descrive la sua Vita. Il 2° motivo di chiamarlo Romito potrebbe dir taluno esser stato il bastone e la croce di ferro ch'egli adoperava; Sappiamo che in detto bastone di S. Antonio (Abate vi era fitta una croce, come pure in tutti gli altri bastoni monacali e con essi cacciavano i velenosi serpenti; et i deserti, che n-ano covi di fiere gli rendevano popolate habitationi di Santi. Con la veste dunque e col bastone eremitco si stimolavano i fedeli alla perfettione evangelica.. dal che pare essere stato S. Pietro simile a questi antichi eremiti.. La risposta pero più adeguata si d che il nostro Santo non si ritiro mai in alcun eremo fra tanti, che ve ne sono in queste nostre contrade; ne fece mai vita eremitica e solitaria" (PIER. XXI, 138). 
  
2) "Beatus igitur Petrus". Dizione latina illativa e consequenziale ad una premessa antecedente, che pero manca. L'igitur nel discorrere latino si trova anche all'inizio d'un discorso lungo. Nella Vita di S. Marco, Vescovo di Atino, apostolo degli Equi, scritta nel secolo XI da Adenulfo, arcivescovo di Capua si legge: "Beatissimus igitur Marcus Galilaeus ex Oalilaeis parent,ibus" (PIER. XXI, 1b). 
  
3) Vita antica o apografo di S. Pietro Eremita, I. Sull'analisi del toponimo Rocca di Botte e Arcis Vegetis abbiamo discorso nella prima parte (cfr. p. 49 segg.). Commenta il Pierantoni che Pietro in realtà, possa asserirsi carseolano di patria"pur essendo roccatano... " per l'uso comune di attribuire la denominatione del luogo ove fu educato, ovvero ove nacquero i genitori, oppure da luoghi che egli habbia visitato ". Giustifica la sua tesi cosi esempi analoghi: S. Tommaso d'Aquino e nato a Roccasecca, Alessandro IV, detto anagnino, e nato a Ienne, S. Domenico di Sora e nato a Foligno. (PIER. XXI, 47). Quanto pero al nostro Santo, l'espressione della Vita e storicamente esatta, non ha grovigli lessicali, poichè Rocca di Botte al tempo era villa o castello del distretto amministrativo di Carsoli. 
 
4) " ebbe pero egli i. suoi natali et educatione da Genitori nella Terra o Castello detto ora Rocca di Botte come segue a dire lo scrittore della sua Vita: in Castro Arcis Vegetis natus, et nutritus; cosi detta da una forte et antica Rocca, posta nella sommità del monte sopra la terra, di cui ancora ne restano alte le mura benché direte, e nelle antiche scritture del luogo si legge in Arce vegetum; cioè Rocca di forti e generosi soldati: e tal volta ancora in Arce Samnitum, cioè dell'Abruzzesi, nelle moderne poi dicesi Roccabuttis, et Arcebutensis; e dicono fusse cosi detta da una botte scolpita in antichissimo marmo ivi trovato; per arme innalza una rocca, e sopra di essa collocata una botte, come si vede in molte antiche pianete donate dagli Arcebottensi a S. Pietro loro compatriota in Trevi: e fin dal tempo che "acque il Santo fu ab anno 706 anch'essa con Carzoli sotto il dominio dell'Abbatia Sublacense, come si legge nella sopracitata bolla di Leone 9' nel 1051... Rocca di Botte poi con tutte le terre e castellanie che sono nel territorio Carseolano fu compresa nell'Abruzzo X provincia del regno li Napoli nella parte che si chiama Abruzzo ultra, che numera 322 tra terre e castelli, essendo stata questa provincia divisa in due parti di Alfonso primo Re di Napoli, che comincio a regnare dal 1434; per togliere i litigi che nascevano fra gli esattori delle gabbelle chiamossi l'una Abruzzo citra, l'altra Abruzzo ultra; detto in latino Aprutium ab Apris: essendovi gran copia de' cignali in molti. luoghi montuosi, et selvaggi.... e si vede pur hora ornata di territorio e d'aria assai salubre e di terreni fecondi di, ogni sorta di frutti (PIER. XXI, 4-5). 
 
5) PIER. XXI, idem.
 
6) La tradizione, creatasi dietro l'autorità, del Pierantoni, indico l'anno 1052 come data di morte di S. Pietro Eremita e la prima metA, del sec. XI come momento operativo dello stesso, ma i moderni studi critici ne rifiutano la collocazione storica e i contrastanti dati cronologici proposti, determinando al riguardo lo spostamento di un secolo e collocando i dati anagrafici (vita e morte del Santo) al secolo KII. Sull'argomento vedi la nostra definizione a p. 133 segg. 
 
7) " Rocca di Botte ha inoltre chiese antiche, fra quali la principale si e la Parrocchiale di S. Pietro Apostolo, P,ove par probabile fusse batteazato il nostro Santo, che ne porta i.l nome. In esso oltre il Parroco vi son due Canonicati di grosse rendite, e due Beneficiati; fu anticamente de monaci benedettini" (PIER. XXI, 4). 
 
8) "Li nomi de Santi furono sempre stimati efficaci incentivo alla pietà e divotione delle Persone.. e se e vero che li nomi s'impongono per significare le cose e pur vero il detto che respondente rebus nomina saepe suis. ...Anche appresso " Gentili l'haver il nome di qualche grand'huomo, gli era stimolo ad opere generose, che pero Alessandro, figlio di Mammea ricusò, il nome di Antonino, temendo di non poterlo adequare ne fatti, per i quali quell'imperatore si era guadagnato il nome di Pio. Dal nome santamente imposto e santamente portato si ha, ottimo augurio di tutela di quel santo. Il nostro Santo dunque che sorti il santissimo nome di Pietro Principe degli Apostoli e lo riceve nella chiesa parrocchiale di Roccabotte sua patria nativa, che per l'appunto ha l'antico suo titolo di S. Pietro Apostolo, possiamo pienamente congetturare che fin da fanciullo si prefigesse nell'animo di voler con questo santo nome imitare anche le attioni come infatti egli fece con la vita apostolica... Tu es Petrus e super hanc petram... e stata edificata la chiesa di Trevi. S. Pietro e per Trevi il paradiso " (PIER. XXI, 122). Naturalmente, aggiungiamo noi, S. Pietro e paradiso anche per Rocca di Botte. 
 
9) " Li nomi de genitori di S. Pietro de quali si fa una sol volta mentione nel principio della sua vita non habbiamo certa notizia; e solamente vi é tradizione che il Padre si chiamasse Honorato, e la sua madre Liberata, e cosi li scrisse il Poeta suo compatriotto nella Vita in versi heroici; e perché questi erano di non illustri natali, non possiamo rintracciare di qual casato o famiglia si fosse il nostro Santo; tanto più, che in quel tempo, non erano cosi in uso i cognomi ne pure fra le persone nobili, che in uso de Longobardi si denominavano dalle terre e castelli che possedevano; ma perché la nobiltà. vera de Santi è la virtù, che gli rende veramente illustri, e antica tradizione di padre in figlio, in Roccabotte che tutti li huomini e donne originati dalla stirpe e famiglia loro sono state persone da bene e di singolare esemplarità a quel popolo; e l'ultimo stimato di questa famiglia fu un tale Giovanni Maria Tulij, morto circa il 1640; se bene altri dicono che alquanto tempo doppo sopravvivesse una Donna assai pia, e tutti questi procedevano da un fratello che havea il nostro Santo" (PIER. XXI, 123). 
 
10) PIER. XXI, 5. 
 
11) "Scrive Plutarco (de educandis libri) che l'educazione dei figli è simile all'arte dell'agricoltore e che la natura dell'uomo senza quest'arte riesce imperfetta e infruttuosa. Tre sono le cose che egli richiede nella coltura dei campi per renderli fruttiferi e fecondi: buon terreno, perito agricoltore, buona semente. Nell'educazione si verifica altrettanto. Platone chiama l'uomo animale mansueto, quando con la docilità della natura si vede unita la retta disciplina; diversamente l'uomo e il più feroce delle bestie " (PIER. KXI, 6). In realtà i genitori di Pietro, pur nell'elementarità, dei loro gesti religiosi, ebbero un ruolo importante nell'educazione del bimbo. Anche Pierantoni annota: "dotato dal cielo di ottima indole, si pol credere che fusse aiutato nell'esercitio della virtù, alla quale era si bene inclinato fin dal primo suo nascimento dai suoi propri genitori" (PIER. XXI, 6). 
 
12) Nell'ottica dell'agiografia secentesca, Pierantoni vede cosi il nostro Santo: " Bisogna dunque che fusse ammirabile la moderazione dei suoi moti, dei suoi pesti, dei suoi portamenti: regolato in tutte le opere fanciullesche e che rilucesse in esso nell'andare, la modestia negl'occhi, il ritegno nel riso, la prudenza delle parole, et insomma fu tutto mostrasse un maturo consiglio assai superiore alla sua età " (PIER. XXI, 6). Analogamente, diceva s. Ambrogio della piccola S. Agnese: Infantia quidem computabatur in annis, sed, erat senectus mentis immensa (serm. 90. tom. 26). Gran fortuna si e di quell'Anime bone, le quali dal principio della loro fanciullezza si scorgono bene inclinate alla pietà; poichè di queste disse il Savio (Sap. 8-9) Beatus est qui sortitus est animam bonam in modo che pare non habbano peccato in Adamo. Ne Proverbi al cap. 22,6 stiz scritto: Proverbium est; adolescens iuxta viam suam etiam cum senuerit, non recedet abea; perciò Geremia (Tren. 3, 27) pronuncia: Bonum est viro cum portaverit iugum ab adolescentia sua... Oh quanti cominciano bene d,a fanculli, e finiscono male, prima di passare al termine della loro gioventù: esclama S. Girolamo: coepisse multorum est, ad culmen pervenisse paucorum " (PIER. XXI, 46). Di questo periodo della vita del Santo Pierantoni aggiunge ancora: "Di sua natura peraltro inc.linata alla leggiereaaa, con tuttocio riluceva in esso una speciale maturita nelle attioni, nelle quali trionfava l'innocenza battesimale " (PIER. XXI, 6). 
 
 

Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 

 

 
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