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Note
1) Il percorso e il più breve per chi da Rocca di Botte intenda raggiungere a piedi Arsoli e la via Valeria; salendo a ' Fonte a monte ', esso immette subito oltre confine nello stato pontificio. Mancando l'attuale carrozzabile, Pietro dovette necessariamente percorrere la via di monte S. Fabrizio per raggiungere Tivoli. 
 
2) Sul diacono Cleto abbiamo dal Pierantoni notizie come segue: " Ne manoscritti del canonico Erancesco Martij autore dell'Historia Tiburtina ind,icatimi dal suo degnissimo nipote Giulio Martij canonico e vicario generale di quella cospicua catedrale si dice che civitas ista fulcitur patrocinio sanctorum civium suorum Maioris, et Oenerosi martiris, Cleti diaconi, qui creditur fuisse de gremio capituli Tiburtinae catedralis, et Severini Conf essoris. Filippo Ferrari nell'appendice alla sua nova topografia sopra il martirologio romano, fa mentione d~ Cleto Confessore in Tivoli li 24. 8bre. Anno 1609. Lo stesso Eerrari de Sanctis Italiae nell'indice alfabetico dice cosi: S. Cletus Confessor Tibure 24 Octobris, corpus in ecclesia catedrali: scrisse questa opera anno 1613. In un catalogo de Santi della città di Tivoli, che al presente sta affisso nella sagrestia delLa catedrale, dato alle stampe nel 1643. si legge, a di Z4 8bre S. Cleto Confessore, tiburtino, la cui sacra Testa et altre Reliquie insigni sono nel Domo; dal Capitolo in detto giorno di sua jesta si recita l'Offitio di esso Santo sub ritu duplici: e la mensa episcopale in suo honora fù celebrare (due messe ogni settimana nella catedrale stessa: oltre di cio il vescovo in detto giorno della sua festa distribuisce molte elemosine a poveri, ciod in pane e fave come ha raccolto da altre manoscritte memorie; particoiarmente il Vescovo Gio: Battista Toschi, che come dirassi fu presente all'ultima traslatione di S. Pietro, con molta solennita celebrava detta festa, come attestano persone degne di fede, che ne hanno memoria. Di più in Tivoli di. un celebre et antico hospitale di S. Cleto ritenuto vicino alla catedrale di S. Lorenao, nella piazza dell'Olmo, dove hora si esercita l'hosteria, che fn sempre spettante alla mensa episcopale, conceduta poi con certa rendita a quella communità; et essendo una casa assai capace e grande, prescindendo dalla fabrica fattavi dalla detta communità, mostra che fusse l'hospitale molto considerabile, e fioriva gia dall'anno 1351; come leggesi in alcune annotationi del detto Martij sopra una bolla di Urbano 6' spedita in Tivoli li 4. luglio dell'anno sudetto e 6' del suo pontificato, concessa all'hospedale dall'antica compagnia della Santissima Annuntiata nel di cui archivio si conserva la bolla con la sudetta annotatione, lodando la pietà e antica carità di molti hospedali, che in quel tempo in Tivoli fiorivano"(PIER. XXI, 7-8). Il Pierantoni, circa le reliquie di S. Cleto, annota ancora: "quanto alla testa noi I'habbiamo vista ben chiusa in busto adornato, dentro il Reliquiario collocato nell'Altare, che e a capo della sagrestia della cattedrale, dove pure attestano li Tiburtini che si conservino le altre sue insigni Reliquie" (PIER. V. 329) . Tra le notizie pervenute del discono Cleto mancano tuttavia quelle relative alla sua cronologia, i cui unici dati sono trasmessi dal Pierantoni, dal quale attinge tutta la editoria posteriore. Poichè Pierantoni lega la memoria di Cleto al vescovo Oregorio, emerso storicamente falso, e ai dati anagrafici rimessi da!.l'apografo. il cui paragrafo primo e evidentemente manipolato, resta difficile l'identificazione di Cleto come maestro di S. Pietro. Ammessane l'ipotesi, la sua cronologia segue, come quella del Santo, lo spostamento almeno di un secolo (Cfr. Biblioteca Sanctorum, IV, 1969, p. 59). 


3) PIER. XXI, 8. 

4) " Cortesemente fu ricevuto da un uomo santissimo chiamato Cleto... apprese la di lui dottrina et perfectione., lo scolare superando il maestro, fareva opere di maggior stupore et ammiratone di quel che operasse Cleto stesso, suo direttore " (PIER. XXI, V). Pierantoni annota anche come sis giusto dar lode a Cleto, che ebbe un discepolo più grande del maestro, perchè filius est gloria Patris sui (Prov. 1V). 

5) PIER. XXI, 51-52.

6) " Filippo re della Macedonia si stimo molto fortunato, perchè si vide mascere il suo gran figlio Alessandro in tempo che viveva il principe de filosofi Aristotile, che gli lo assegnò per maestro; felice sorte dunque fu per Pietro che trovò in Tivoli il santo Diacono Cleto da cui in un sol biennio apprese si bene la cristiana filosofia: et essendo vero quello scrisse S. Ambrogio: primus dicendi ardor nobilitas est magistri; efficace incentivo perciò hebbe il santo giovinetto all'esatto studio della dottrina celeste... e poté dire haver egli ritrovato in Tivoli un gran tesoro, come disse d'averlo trovato in Atene S. Gregorio Nazianaeno in haver trovato S. Basilio: Athenis thesaurum inveni; pero disse bene Plutarco: talis eris, qualis conversatio quam sequeris " (PIER. XXI, 18) . 


7) " Saggia risoluzione del giovane nel darsi a tutto sotto la direzione lel santo diacono Cleto, o meglio fu una disposizione del Cielo, che Lo fece incontrare in un maestro dt spirito, che lo guidasse per la via della perfetione ". Un incontro - commenta ancora il Pierantoni - pari a quello del giovane Benedetto col santo monaco Romano presso il lago sublacense. " Felice incontro, fortunata giornata di ambedue questi innocentissimi giovinetti, onde a ragione nel bel principio della loro santita si possano chiamare beati, per haber trovato vero quanto scrisse S. Gio: Climaco: Beatus qui voluntatem suam ad finem usque mortificavit suique ispiùs curam omnem atque diligentiam spirituali magistro permisit. I santi giovani impararono dai loro precettori la vera sapienza con letioni erogate intorno a santi costumi senza i quali non sf puo acquistar scienza umana, come scrive pure Plinio il Giovane a Cornelia Hespulla: Pilium trade prseceptori, quo mores primum, post eloquentiam discat " (PIER. XXI, 48). 

8) " Cleto vedendo che in due anni soli havea si bene istruito il suo d,iscepolo Pfetro, lo condusse al sopradetto Gregorio, pregandolo che qualche gratia speciale gli compartisse: ciò udendo il vigilantissimo Pastore (Oregorius id est vigilans), pieno di giubilo conferi a Pietro la prima tonsura costituendolo nello stato clericale, come se fusse bene istruito nelle lettere, quali pero mai havea imparate; ma nell'altra scienza superiore a tutte le industrie humane havea appreso S. Pietro dalla scuola della pietà del suo maestro Cleto. In due anni S. Pietro con Cleto totam eius doctrinam didicit, questa dottrina per certo non fu di lettere humane mentre si attese a appresso neppur le conobbe, licteras, quas nunquam noverat, ma fu sapienza e dottrina celeste, cioe cognitione da Dio e scientia grctuita delle virtic morali e christiane. Come lo dimostro neoli effetti: mentre il giovanetto così bene addottrinato, fece operationf piu stupende di quelle facesse il suo maestro Cleto ita ut praedicto Cleto plurima bona magis ab illo videretur fieri, quam a se); ancorche fusse novitio nello spirito e scolaro di soli due anni; dal che si argomenta quanto magiori fossero le attioni ne quattro anni e meazo, che sopravvisse e se tali. erano i principi della sua santità essendo proprio de Santi il crescere di virtù in virtù (ibunt de virtùte in virtùtem ps 83, 8). Scrive Lattantio Firmiano (Div. Institutiones lib. 6 c. 5): Scientia est Deum noscere, virtùtem colere; in illo sapientia, in isto iustitia continetur, con le quali virtù sf fa l'homo certamente dotto" (PIER XXI, 18). 

9) L'antico apografo di S. Pietro, rimaneggiato nei secoli, da, al vescovo di Tivoli il nome di Gregorio, ma di Gregorio - come accennato avanti - non si tratta, poichè nella serie dell'episcopato tiburtino nessun vescovo di nome Gregorio si registra prima del secolo XVIII, quando compare Gregorio Barnaba Chiaramonti, salito al soglio pontificio col nome di Pio VII. Vedi p. 152 segg. di questa volume. 

10) "Non si può negare, che l'acquisto lelle scientie naturali et humane non sia singolare pregio et ornamento anche negli huomini santi, e da bene, anai 8 cosi più che eerto, esser queste necessarie in quelli, che non si fermano puramente neLla vita contemplatina, ma che inoltre alla vita mista o attiva e per l'offitio o per carita s'impegnano alla cura e salute Ce prossimi istruendo i popoli nella cognitione delle cose divine e molto pin quelli che assumono il ministerio di predicatore; essendo dunque il nostro Santo destinato dal Vescovo Gregorio, a questo apostolico esercitio del predicare strana cosa potrebbe parere al lettore il sentirlo che fosse affatto ignorante li tali scientie, e senza letteratura necessaria a tale effetto: contuttocio alla mancanza. dell'humana industria seppe ben suppli.re sopra abbondantemente il Maestro dei maestri; cioe la gratia dello Spirito Santo, che percid lo rese al mondo et h popoli da sua patria pin ammirabile, come si attesta nell'antifona in Z vesperis del suo antico offitio: Beatissimus Petrus non eruditus littera; sed doctus divina gratia praedicabat semper... e l'ornamento e corona che non si porto in capo lavorata dall'arte, gle la incastrò nella mente la grazia dello Spirfto Santo e la celeste sapientia; come si cantava nella sesta lettione anticamente: licet huic sancto viro corona in capite minime refulxerit, quia nec litteras didicit, tamen coronam, quam non recepit in capite, recepit in mente. La corona di Pietro inqemmata di virtù, che rend,ono l'uomo giusto più amabiLe del dotto... tali virtù convinsero il Vescovo ad iscriverlo nel numero de cherici, come la prima lettione del novo offitio rappresenta: Petri ille virtùtes admiratus ipsum in clericorum numerum adscripsit... e lo indirizzo a predicare nella sua patria: e che quivi e nelle terre intorno egli seminasse La parola li Dio, solo con l'assistenaa dello Spirito Santo ce lo dichiara la seconda lettione della Vita dicendo, ibique verbum Dei, et per universa vicina loca in quantum illi divina providentia contulit, duobus annis praedicavit" (PIER. XXI, 53-

54). " Dice Cassiodoro, e S. Atanasio nella vita di lui lo conferma, che S. Antonio abate licteras neque sciebat neque mirabatur. Ma per non citare altri basti uno per mille che servi di continua idea et esemplare a S. Pietro per imitarlo anche in questa santa ignoranza nell'istessa valle sublacense, e questo si 8 il gran Patriarca S. Benedetto, che aborendo i studi delle lettere, lasciata la casa paterna e Roma tutto unito con Dio saviamente volle vivere ignorante, come tutto ci descrive S. Gregorio lib. 2 Dialog: Despectis itaque litterarum studijs, relicta domo, rebusque patriis, soli Deo placere desiderans sanctae conversationis habitum quaesivit. Recessit igitur scienter nesciens, et sapienter indoctus; parole che ognuno scorge come siano tutte applicabili al nostro Santo: e questa sorte d,i ignoranti si e di quella che imparano a fare acquisto del regno de cieli. Esclama S. Agostino lib. 8 Confes. cop. 8: surgunt indocti et rapiùnt coelum" (PIER. XXI, 55). " Il Santo non attese mai all'acquisto delle lettere humane; e pare che si confermi ancora, che egli si contenne sempre nello stato humile di solo cherico tonsurato: ne passo ad altro ordine ecclesiastico: cosi poi e opinione di molti, che anche il Patriarca S. Benedetto abbandonati gli studi delle lettere e rinchiusosi nella spelonca di Subiaco non ricevesse mai la dignita sacerdotale, e forse ne anche altro sacro ordine; come pur si contennero altri santi cntichi per sola humilta: e S. Francesco d'Assisi ancor egli, per la limpida ampolla mostratagli dall'angelo, mai si pote indurre e farsi sacerdote" (PIER. XXI, 71). 

11) " Si rallegrò il santo Vescovo in sentire la relatione fattagli dal suo Diacono Cleto sopra le virtic e rare qualità del santo giovine Pietro, discepolo di lui, perchè come padre amoroso, a ragione godeva del bene di uno, che come figlio era stato educato nella sua chiesa, aOa quale probabilmente havea prestato il suo servizio e nelli offitij più modesti era stato esemplare de cherici in quella cospicua catedrale con La sua singolar modestia e negli occhi e in tutti i suoi portamenti, proprieta tanto necessarie alla gioventù ecclesiastica" (PIER., XXI, 52). 

12) In realta, avere i capelli tonsi non e tradizione medievale nh ecclesiastica. Romani e popoli antichi (gentili compresi che radicalizzano l'austerita cristiana dei primi secoli) preferiscono il capo tonso, indice di luminosita intellettiva, espressa dall'occhio pulito sulla fronte virile. La tradizione paleocristiana si trova confermata in Paolo, ove si legge: Vir quidem, si comatus sit, ignominia est illi (I Cor., 11); anche nella tradizione levitica si impone: Levitae radant omnes pilos cervicis suae (Num. VIII). Con la tonsura ecclesiastica l'ordinando viene deputato al canto nel coro e al servizio liturgico nella chiesa; viene inoltre fatto capace di ricevere ordini sacri e benefi"i ed e obbligato a star lontano dai negozi secolari. La tonsura data dal vescovo di Tivoli al giovane di Rocca di Botte " esprime come Pietro fusse iscritto nel numero dei cherici, volendo significare che gli fu conferita la prima tonsura, La quale non 8 ordine minore, ma disposiaione ad esso e fondamento degLi ordini (ostiariato, accolitato, lettorato, esorcistato); ha per materia la tonsura dei capelli a forma di corona: Dominus pars haereditatis meae et pars mea Deus in aeternum " (PIER. XXI, 52). Sul tipo di tonsura, che portava S. Pietro, il Pierantoni disserta: " Caggionerh gorse meraviglia a chiunque rimira nelle imagini di S. Pietro la sommith deLla testa tutta dosata e rasa con la corona de capelli intorno, nella forma usata da monaci e da frati benche egli fosse cherico solamente di Prima Tonsura, e non in stato religioso; ne pure di professione eremitica; ancorche col titolo di Eremita negli ultimi secoli sia chiamato; ...nel presente discorso vediamo come il Santo con tale contrassegno confermato all'uso antico de cherici anche secolari introdotto fin da primi secoli della Chiesa in memoria ancora della corona delle spine di nostro Signore Gies~ Christo: perciò chiamata corona clericale; onde poi vari concilij ordinarono che li cherici portassero il circolo de capelli sopra le orecchie toto reliquo capite detonso; e questo uso fu osservato non solo ne Regolari, come era stato stabilito nel concilio Niceno canone 76; ma anche a tutti H cherici secolari nel concilio Toletano celebrato anno 633; leggendosi nel canone 41~ che li cherici radendosi la chioma si radono ancora il capo alla sommita, portando solo un giro, o corona di capelli d'intorno; dal che conclude il Belarmino esser stata la stessa la tonsura de cherici e quella de monaci; ma che li cherici a poco a poco la lasciarono, ritenendola nel suo primo istituto solo li monaci e poi li altri Aeligiosi. 
Le raggioni d.i tale costitutione fra le molte, le principali sono ad exprimendam spiceam coronam omnia debere clericos amputare, ut animus remaneat liber ad coelestes contemplationes... quali motivi convien dire havesse il nostro Santo in portare la cherica grande con corona di capeLli. La quale regola a punto mentre egli viveva, fu confermata da S. Leone Papa anno 1050" (PIER. XXI, 136). 

13) "Dopo che il giovane fu insignito della tonsura clericale volle il suo caro maestro dargli un altro contrassegno di potesta ecclesiastica, ponendogli nelle mani una croce di ferro, dicendogli: Horsu, Pietro, va' pure per il mondo; e predica pure tutto quello, che Dio t'insegnera: ma in primo Luogo torna pure alla tua Patria e ivi tutti gli habitatori tuoi concittadini con sante istruttioni, con tutte le forze tue, spronagli alla cristiana pietà e divotione accio, che abbandonando i vitij, tutti si dijno all'acquisto delle vere e sode virtis>) (PIER. XXI, 10). 

14) "Detta croce poi fin dalla morte del Santo si conserva in tabernacolo separato con molta veneratione e come scrive il pred,etto Altamura ha operato molti miracoli, anche a nostri tempi, ma uno inoltre ne opero eivendo lo stesso Santo: ella è distesa in forma di lastra d,i ferro, longa un palmo e larga oncie sei et un minuto; fitta su un piccolo manico di legno, hora alquanto tarlato" (PIER. XXI, 54). Inoltre: "essendosi in Trevi mutato il Reliquiario in cui era racchiusa la suddetta croce di ferro, resto da quella separato un picciolo manico di legno che era al piede acuto deLla stessa croce; di rozzo lavoro ma ancor intatto la tarli, come pur hor si ammira chi.uso nel novo Reliquiario" (PIER. V, 340). 

15) La croce nella simbologia cristiana e gloria ed esaltazione di Cristo. In essa risiede la salvezza, essa e il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale. " E' la croce una risorsa veramente stupenda c impareggiabile, perchè per suo mezzo abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne e il merito, dovuto ai miracoli e alla passione di Cristo. E' preziosa la croce, perché e insieme patibolo e trofeo di Dio; patibolo per la volontaria morte su di essa, trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e la morte; inoltre la potenza dell'inferno venne fiaccata e cosi la croce d diventata la salvezza comune di tutto l'universo " (Cfr. Breviario romano, 14 settembre). 

16) "Questa croce di ferro che si dice subito portata e posta nelle mani di S. Pietro dal predetto Cleto suo maestro, fa dubitare se si debba intendere da Cleto, che era veramente suo maestro, o vero dall'istesso Vescovo, che pero si e posto senso disiuntivo dal Vescovo o da Cleto. L'Altamura ha scritto li fosse data dal Vescovo; il che par ragionevole primieramente perchè il valore la croce è segno di conferire la potestà ecclesiastica, giurisdizione propria del Vescovo" (PIER. XXI, 53). 
  
17) Non deve far meraviglia che ad un giovane, apparentemente inesperto, incolto nelle scienze umanistiche, sia affidato l'incarico di predicare il vangelo. La Provvidenza ha i suoi segreti nella disponibilità dell'uomo. S. Francesco rimase diacono, S. Martino, discepolo di S. Ilario, rimase esorcista., avendo rifiutato il diaconato, Gregorio VII era figlio di un fabbro, David un pastorello. Le comunità, neocatecumenali, sorte nell'ultimo ventennia di questo secolo XX e vive nel mondo attraverso catechesi che nasce dal cuore del popolo per mezzo di letture bibliche e il dono dello Spirito Santo, ne sono testimonianza. Noi stessi, che scriviamo, ne abbiamo esperienza per essere da tredici anni presbitera in due comunità, operanti nella parrocchia di S. Luca in Roma. Nel raduno del mercoledi e del sabato (dalle ore 21 alle 24) si celebra la Parola e l'Eucarestia; ognuno parla come lo Spirito Santo detta dentro, ma l'edificazione dei fratelli e enorme. Annualmente nel mese di settembre le stesse comunità con tante altre italiane e straniere si ritmvano per incontri di preghiera e di catechesi presso il grande e ricettevole hotel Cristallo degli Altipiani di Trevi. "Il Vescovo Gregorio dunque benché vedesse questo giovine senza lettere, hebbe però efficace motivo non solo ad annoverarLo fra cherici; ma anche h costituirlo Predicatore de popoti; perchè gli erano molto bene note le virtù, et attioni heroiche attestategli dalla relatione del suo Diacono Cleto; onde conoscendo in esso lo spirito di perfetione, poté appoggiarli un ministero peraltro si arduo e superiore al grado di cherico tonsurato, e privo di scientia humana; come per l'appunto leggiamo haver fatto Eli sacerdote che permise al fanciullo Samuele che ministrasse all'altare vestito con habito sacerdotale perchè conobbe in quel santo fanciullo una speciale gratia divina. Poteva ben scusarsi questo giovine a si arduo precetto in ministerio tanto superiore alle sue forze, e proponere per scusa legittima la sua età troppo giovanile e la sua imperitia nelle lettere, purtroppo ben nota al Vescovo, et al Diacono suo maestro: nulladimeno l'obediente cherico chino riverente la fronte perchè forse era internamente confortato, e stimolato dallo Spirito Consolatore, che potea dirgli come a Geremia ancor fanciullo, che si scusava di non potere adempiere il divino precetto del predicare, ma gli rispose lo stesso Dio dicendogli: Noli dicere, puer sum; quoniam sd omnia quae mittam te ibis et universa quaecumque msndavero tibi loqueris (Hier. 7); e che non temesse le contradittioni de cattivi, perchè gli prometteva la sua pofente assistenaa: ne timeas A, facie eorum, quia ego tecum sum" (PIER. XXI, 55). 
   
18) " Il dire per mundum universum, mentre S. Pietro predico nella diocesi de Marsi due anni e mesi cinque nell'abbatia sublacense si pol prendere detto con figura che da rittori chiamasi sinegdoche, quando si piglia il tutto per una parte, o vero il contrario una parte per il tutto; o pure potra dirsi essere stato un precetto similg i quello che il Maestro dei maestri Giesic Christo diede h suoi Apostoli per l'evangelica predicatione 0 tutto il mondo, che non tutti in particolare caminorono; ma ciascuno la sua parte toccatagli secondo la distributione, stabilita-nel cielo. Fu almeno simile quanto alla croce che tutti portarono per la conversione del mondo". (PIER. XXI, 54). 
 

 
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