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14) Vaso risanato: " Continuando S. Pietro la sua dimora nell'istesso hospitio contiguo et annesso alLa suddetta chiesa di S. Abbondio un giorno fra gli altri gli si presento opportuna occasione di esercitare un atto di pietosa gratitudine verso il Priore Pietro come a suo cortese Albergatore, poich8 circa l'hora del desinare, dovendosi questo provvedere di vino, per commun sollievo, mando un certo fanciullo chiamato Gioseppe con un vaso di vetro a cercarne; accio preso iL riportasse. Ma che avvenne? Nel tornare h casa l'incauto fanciullo a punto nell'entrar della porta o che l'urtasse nel muro o che intoppasse co piedi nella soglia della stessa porta d in altra maniera, si vidde fatta in pezzi la carafa piena di vino... alla qual vi.sta il Priore che con ansietà lo attendeva acremente si sdegno contro il misero fanciullo riprendendo con iraconde parole la di lui inavvertenza; ma ritrovandosi ivi presente S. Pietro fu subito pronto ad usar ogni industria per placar l'ira dello sdegnato Priore e con dolci parole lo persuase dicendogli, Signore, di gratia cessi il tuo sdegno; solo compiacciatevi di dare a me l'infranta caraffa; dalle quali parole commosso il. buon Priore, egli stesso raccolti da terra tutti i più minuti fragmenti del vaso gli pose nelle mani del servo di Dio Pietro; il quale uscendo fuori di casa si ritrasse in un canto in atto d'orare e forse nella contigua chiesa di S. Abondio e dopo breve dimora col riso su le labra tutto allegro nel volto presento la stessa carafa intera e di ottimo vino, forse assai migliore di quello che si era versato, deponendola nelle mani del suo Priore dicendogli: Non ti rattristar più, Signor mio; perché niuna cosa è impossibile all'onnipotenza dell'Altissimo. Il qual doppio prodigio tutto attonito per lo stupor osservando il Priore prese dalle mani Cel Santo la carafa e tutti unitamente resero le dovute grazie al datore di ogni bene" (PIER. XXI, 16). 
 
15) Certamente S. Pietro corre dall'oste e, acquistata una caraffa di vino migliore, torna premurosamente verso gli amici. Il vero senso del miracolo sta nella risoluzione dell'increscioso momento psicologico, conseguente all'inaspettato incidente del vaso rotto e alla disordinata reazione del priore, che la carità intuitiva del Santo muta in rinnovata familiare letizia. 
 
16) "Dal racconto di questi due miracoli in Subiaco, che fu fatto al Popolo di Trevi dalli predetti Pietro Priore di S. Abondio e da suoi compagni, che tutti haveano veduto, et inteso, si raccoglie che qualche tempo doppo la morte del Santo fossero esaminati., per formare il processo della di lui canoniaatione; e pero esami",.ati si dice che lo confermarono e attestarono con giuramento: et anche si deduce che la di lui vita fosse scritta in quel tempo, mentre dice cosi: Hoc totum nobis relatum est a praedicto Petro ecclesiae' S. Abundii Priore et suis sociis, qui praedicta suis oculis viderunt " (PIER. XXI, 70). Commentando il miracolo del vaso di vetro risanato da S. Pietro, Pierantoni ricorda anche i miracoli operati da S. Benedetto in Affile e in Vicovaro: il primo risanando il vaso o setaccio di terracotta, rotto dalla nutrice Cirilla (Dialoghi II, 1); il secondo facendo cadere e infrangere il vaso di vino avvelenato col solo segna di croce. E aggiunge". " a punto questo stesso tempo, e forse nell'anno stesso che accadde questo di S. Pietro, fl santo Pontefice Leone 9essendo gia assunto al Pontificato un certo dotto e santo Maestro gli havea mandato in dono un vaso di legno da bere; che il santo Pastore sommamente caro si conservava et in esso beveva assai più volentieri, che nelle tazze d'oro e d'argento,. perchè si teneva fosse stato di S. Remigio: Hor accadde un giorno che per inavvertenaa de ministri, cadendo in terra i.l vaso, s'infranse in due pezzi; e domandandosi S. Leone da. bere in quella tazza rispose il servente, che ella si era rotta; cio udendo il Santo se. la fece portare avanti, e presi nelle mani i due frammenti, tenendoli alquanto alzati in aria gli benedisse; et intera come era prima la tazza riunita la rese al servente, con dirgli: Hor eccola, va' hora et empila... 
Ma più al nostro caso, dentro questo stesso secolo, anzi circa gli stessi anni, il Beato Pietro Eremita monaco vallombrosano, passato al cielo anno 1098: li 13 Aprile... in un romitorio vicino alla città di Pistoia in Toscanca il primo miracolo che opero, fu tutto simile al nostro, che trovato il Servo di Dio da alcuni cacciatori, che gli chiesero da bere, per estinguere l'arsura della sete, in un subito si converti in ottimo vino; onde fu eretta chiesa alla Vergine Assunta, in cui fu sepolto e si venera il corpo di quello Beato " (PIER. XXI, 70). 
  
17) PIER. XXI, 15. 
 
18) "Il Monasterio sublacense, che S. Pietro si teneramente amava, e frequentemente visitava si leve intendere il primario fra dodici fondati dal Patriarca S. Benedetto, cioè quello di S. Scolastica... il quale a punto in questo anno che S. Pietro lo frequentava, fk accresciuto di molte fabbriche, e vi fis inalzato il celebre campanile, che hora si vede dall'Abbate Humberto, come si. legge in una lapide di detta chiesa l'anno 1052. con aiuto somministrato da S. Leone Nono, che l'anno antecedente l'havea personalmente visitato. Hor in quanta veneratione sia stato questo sacro Monasterio fin dalla sua prima origine lo dimostrano dodici Sommi Ponte/ici, un imperatore (Ottone 3 ). Un'imperatrice (Agnese), oltre un numero grande di altri illustri Personaggi, che per loro divotione, di persona vennero a venerarlo, e pero lo arricchirono, con altri innumerabili Benefattori, di tante terre, castelli, dominij et altre rendite in modo che distendeva la sua giurisditione cominciando fin di la dal fiume Aniene col confine de Marsi fino al mare Mediterraneo, vicino Terracina, e d,a oriente ad occidente misurava poco meno di trenta miglia., che scorre il detto fiume Aniene dal suo fonte nascente sopra l'antica Treba, gfno a confini di Tivoli dilatandosi ancora fino al Tuscolo; onde numerava cento, et otto fra le terre e castelLi, con tre città; circa ducento chiese, 32. delle quali haveano monasterij; tutti soggetti allo stesso Abbate, che pero era chiamato il capo della congregatione specuense cosi detta dal sacro speco... fin dalla sua fondatione questo monasterio fu sempre nullius Dioecesis, et. immediatamente soggetto alla sede apostolica... S. Leone 9 in rimirare quel numero di santi religiosi, et il santuario sublacense hebbe a dire con meraviglia: Mirabilis est locus iste; ma per tralasciare altri encomi basta riferire le sole parole di una bolla di. Alessandro IV Anagnino, spedita in Subiaco l'anno 1260. li 10. settembre, cioè dieci giorni doppo che il Cardinale Hugone col Patriarca di Gierusalemme era stato a Trevi a venerare il corpo di S. Pietro; Hor nella detta bolla iL Sommo Pontefice Alessandro forma un tale elogio in lode del monastero sublacense, che si stimerebbe forse incredibile, se non si riferissero le precise parole, con le qeali, lo intitola Monasterio il più famoso, e il più celebre della Chiesa" (PIER. XXI, 73). 
  
19) "Hor questo bon monaco, che habbiamo chiamato col nome di Dispensiero, si pol dubitare che fosse quello che chiamasi Cellerario, che 8 come Procuratore del Monasterio; poichè nel testo latino, lo dice Cellario... monasterij cellarium perrexit; e per nome di Cellario et sine alio aCdito, s'intende quello che è destinato alla eura di un luogo, secondo nota Blondo lib. 9 de Roma Triumphante con queste parole: Cellarius est qui ideo praepositus est, ut rationes salvae fiant: si che ciascuno lo chiami come più gli aggrada; se bene d questione di poco momento" (PIER. XXI, 74). Nella regola benedettina il cellerario o oellario corrisponde al moderno ecanomo. 
 
20) " Delli molti miracoli operati dal Santo nei cinque mesi che dimoro in Subiaco l'autore della sua Vita ne rapporta alcuni pochi, ne quali singolarmente si rappresentano l'amore speciale che il gran servo di Dio portava verso f prossimi, specialmente in sollievo dei poveri mendici. Poichè correvano tempi calanutosi di straordinaria penuria, trovandosi essi oppressi dalla miseria e dalla fame con molta sollecitudine Pietro si diede a cercare e raccogliere elemosine da fedeli per loro sostentamento; e la divina Provvidenza si compiaceva di autenticare con la stessa solita assistenza in simili casi, il cielo del suo servo accompagnandolo con prodigi; due de quali accaddero nell'insigne monastero sublacense, che il Santo teneramente amava e pero frequentemente lo visitava per esporre al cielo in quei celebri santuari le sue premurose preghiere. Hor avvenne che in quell'anno si penurioso giunto il Santo al monasterio si presento avanti ad un monaco, che havea cura della dispensa e del pane e con dolci maniere gli espose il suo desiderio a pro d,e poveri affamati dicendogli: Fratel mio, come a carissimo figlio nel Signore, tu vedi in questo tempo di carestia come i poveri di Giesù Christo siano oppressi dalla fame, e quanto in loro solLievo ci obbliga la christiana carità. Pertanto ti prego per pietà, accio ti compiacci di darmi per elemosina quella magior quantità di pane che tu potrai, per sovvenire con quello tanti servi di Dio, che languiscono per l'inedia; alLa qual richiesta rispose con sincerità religiosa il buon monaco attestandogli con giuramento, di non ritrovarsi in dispensa che soli quattro pani e pero esser anche egli in grandi angustie per non saper rinvenire la maniera di provveder La mensa de suoi Religiosi in quel giorno; e chiamando in testimonio di questa verità lo stesso Dio, disse a Pietro; vieni, o Padre, e tu stesso voglio che vedi la mia penuria questa mattina; e cosi presterai più certa fede alle mie scuse. AL che replico con modestia il verecondo giovinetto, con dire: Io non dubito punto della tua sincerità; ma pure, per cortesia, ti prego che vadi hora in dispensa e colli molti pani che la divina Provvidenza ivi ha riposti, voi et io potremo abbondantemente provedere al commune bisogno di tanti affamati in questo giorno. Mosso dunque dalle reiterate preghiere del Santo il bon dispensiero si porta tosto alla dispensa e aprendo l'arca in cui solea tener chiuso il pane, trovolla piena di pane bianchissimo portato via per mano di Angeli; onde rimanendo egli quasi attonito a si improvviso prodigio del cielo, rese prima gratie di Dio, e poi al di lui servo Pietro, il quale in quell'istesso punto comincio a dispensare a poveri la miracolosa abbondanaa del pane e ne resto provisto, con meraviglia di tutti, anche il monasterio" (PIER. XXI, 18). 
 
21) "Sono senza numero li miracoli operati di Santi nella moltiplicazione del pane che ben due volte habbiamo dalla historia evangelica esser stata fatta dal nostro Redentore in sollievo de Poveri, perchè il bene che si fa da noi a Poveri Dio lo stima come fatto a se ". " Un sol fatto simile vogliamo ponere qui in confronto con un altro Santo tutto uniforme al nome e alla vita del nostro S. Pietro; e questo si d S. Pietro di Bauco, terra nella diocesi di Veroli... il quale parimenti in tempo di carestia, essendo stato richiesto d'elemosina da una povera donna, per divina virtù gli fe' trovare un'Arca piena di pane bianchissimo. Acta Sanctorum 11 di Marzo; nella vita di S. Bernardo, vescovo de Marsi, ancora passato al cielo li 3. Novembre 1130: come descrive nella sua vita Giovanni, vescovo di Segni, riferita dall'Ughelli in Episcopis Marsicanis n. 9' si racconta che una rolta per sovvenire alcuni poveri nabili, et alcune fanciulle fece con l'oratione che il granaro, che era affatto voto,.si ritrovasse pieno di grano, che bastò per sei mesi... fino alla raccolta dell'anno seguente " (PIER. XXI, 74), 
 
22) "Ritrovandosi un'altro giorno S. Pietro nello stesso monasterio di Subiaco in tempo et hora prossima al desinare... nel passare dalla cucina, osservo che il cuciniere per la mensa dei suoi monaci preparava gran quantità di pesce: e per desiderio di poterne oftenere quaLche picciola parte per rifocillare un povero infermo... si fece avanti al Priore deL monasterio (non abate) esponendogli il suo bisogno; il quale appena intesa la supplica, subito con volto tutto allegro et animo religioso dette ordine al coco che tosto al Santo che lo supplicava fusse liberamente assegnata La sua portione di quel pesce; ma quanta prontezza e carith havea ritrovata il Santo nel superiore, altrettanta renitenza e mala dispositione esperimentd nel suddito cucinfere; poiché questi di genio forse assai stretto e ritroso, soprapreso da spirito mahgno, appena s'indusse di consegnare nelle mani del Santo due soli de pii minuti pesci, portione pur troppo scarsa alla carità che tutto merita; onde il medesimo giovine Pietro, con umiltà e sommissione replico al coco, con dire: Se piace alla carità vostra, desiderarei de pesci alquanto maggiori, per poter con essi sovvenire sufficientemente il povero infermo che li chiede. Alla qual replica per altro sf accese tanto d'ira il cociniere: et alzatosi furiosamente da sedere scaglio la destra con uno schiaffò al volto del santo giovine: qual dishonore vincendo egli con invitta patienza, partendosi subito dalla cucina, dirizzo frettoloso il passo dentro La chiesa dove con ferventi preghiere si pose a orare per il suo oltraggiatore: Ma in questo mentre restò secca al misero coco la sacrilega mano; e volle il cielo fare a tutti palese la grave ingiuria fatta al suo servo Pietro; Dal qual castigo ammonito del suo errore il cuoco, subito ricorre a presentarsi alli suoi monaci, confessando h loro il suo delitto e mostrandogli in pena di esso la inaridita sua mano! Hor a questo spettacolo rimanendo stupefatti i boni religiosi mostrarono sommo dispiacere dell'iniquo trattamento fatto da un loro officiale e nel loro monasterio... Per la qual cosa cominciarono a far un'aspra riprensione all'ardire del cuciniere; anzi di più giunsero a tal segno di correttione, che accesi di straordinario zelo, oltre alle parole vennero anche alla dimostratione de più aspri fatti; imponendo a lui, secondo ordinava la loro santa Regola una grave penitenza. proportionata al suo delitto; e fatta questa risolutione fu da essf condotto alla presenza dello stesso servo di Dio, accompagnato ancora dalle preghiere Ce suoi monaci; esponendo con queste formule il suo r.ero pentimento: comanda pure o buon servo di Dio, cio che io debba fare in sodisfatione del mio grave eccesso. Habbi però pietà e misericordia di me implorami l'aiuto del cielo, che cosi mi punisce accio si degni rendere la sanità h questa mia mano destra inaridita. A questa supplica commosso il Santo alaandolo da terra, diede questa risposta: Iddio ti esaudisca, d fratello carissimo, e ti perdoni il tuo peccato, e con l'aiuto della sua santa gratia in avvenire, avverti bene, di non fare simili affronti ad alcun'altro: essendo questi atti soliti a farsi solamente da persone inique e senza timor di Dio; e cio detto di novo sollevcndolo da terra fece il santo segno della croce sopra la di lui destra inaridita; ed ecco immantinente resto libera e sana come era prima d vista di tutti li monaci circostanti qual tutti esclamarono ad alta voce dicendo: Mirabilis Deus in Sanctis suis. (Ester, LVII, 36) " (PIER. XXI, 20-21) . 
 
23) Vita antica o apografo di S. Pietro, par. X.
 
24) " Una più prossima attestaaione l'habbiamo dl un simil miracolo operato dalla divina providenza per i meriti di S. Bartolomeo Abbate di Grotta ferrata, discepolo di S. Nilo Abbate, nella campagna di Erascati, successogli a punto in questi stessi tempi; come si legge nella di lui Vita appresso li monaci di detto monasterio di Grotta ferrata et anche nella cronaca di Calabria citata dal Ferrari de Sanctis Italiae alli 11. di novembre, et e il seguente: era Bartolomeo liberalissimo verso i poveri, con tal fervore di carità, che havea impegnate tutte le facoltà, e beni del suo monasterio, per sollievo de loro bisogni, in tempo che Roma era oppressa da grave fame e carestia, onde havendo il santo Abbate risoluto di portarsi a Roma stessa, ecco gli appare S. Gregorio, che lo costringe a far ritorno al suo monasterio, dove h pena gionto, trovo quei una gran quantità di grano, portatogli da un cittadino; e con quella provisione poté egli sostentare et alimentare non solo i suoi monaci, ma anche tutti gli altri poveri" (PIER. XXI, 72). 
 
25) "Il Priore si era nel monasterio di S. Scolastica: che per errore Bellicioni, trascrisse col nome di Abbate: Fu molto caritativo questo religioso, che assegno al Santo a pro dell'infermo la stessa portione del Pesce che probabilmente era di trotte delle quali abbonda il vicino fiume che scorre al Monasterio, o vero pesce del lago Fucino, una giornata distante da Subiaco " (PIER. XXI, V4). 
 
26) "Ira è passione furiosa che precipita l'homo in subitanea pazzia, come lo definì Epicuro riverito da Seneca, che interrogato quid esset ira rispose che immodica gignit invidia et il saggio Platone volendo ponere un gran freno a tale frenesia esorto a guardarsi nello specchio, acciò in esso di riflesso si accorgesse la sua brutteaaa" (PIER. XXI, 21). 
 
27) "La chiesa in cui entro il Santo ad orare per il suo oltraggiatore fu certo S. Scolastica... El Patriarca S. Benedetto elesse questo sito distante d,a Subiaco poco meno di un miglio, sopra le sponde dell'antico lago sublacense per il primo de 12 suoi monasterij e dedico quella chiesa alli Santi Martiri tratelli Cosma e Damiano, come era dedicata quella del monastero di Vicozaro, dove poco prima lo stesso Santo fu eletto Abbate; ma poscia il suo successore S. Honorato, riducendoLa in miglior forma la dedico allo stesso S. Benedetto e S. Scnlastica sua sorella, e consacrata fic da S. Gregorio Papa circa l'anno 593. posta poi in rovina da Longobardi nell'anno 601 " (PIER. XXI, 75). La chiesa di S. Scolastica ebbe nei secoli vicende varie. Rifabbricata nel 705, venne successivamente devastata dai Saraceni nell'anno 846 e dagli Unni nel 938. Bonifacio VII la riconsacro nel 981, ma col solo nome di S. Scolastica, avendo riservato per S. Benedetto la cappella del Sacro Speco. Distrutta nuovamente dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, venne riedificata in stile neoclassico, secondo il precedente disegno del Quarenchi. 
 
28) " Li monaci quanto furono cortesi et quanta veneratione e riverenza havessero verso il nostro Santo, oltre la pietà sopra espressa dal loro superiore, si manifesta ancora in questo fatto; e pero la divina Providenza, sei mesi doppo il felice passagio di S. Pietro in Trevi, pare volesse dargliene la con degna retribuzione e compensare anche in questa vita la religiosa loro carità esercitata verso lo stesso Santo; poichè mosse il cuore ad un nobile cittadino trebense per nome Romano, che verisimilmente era stato presente alli miracoli operati da .Dio nella morte di S. Pietro; questo pio homo Romano fece ampia donatione di tutto il suo ricco patrimonio, consistente in molte chiese, case, molini, poderi, servi, e serve et altri beni, che egli tutti possedeva in territorio di Trevi, come si legge in instrumento rogato nella città di Tivoli li 18. Febraro dell'anno 1053: in Regesto Sublacense p. 184: et in Cronaca cap. 12: citato ancora da Hotstenio in Notis ad Cluverium" (PIER XXI, 75-76) . 
 
29) "La destra mano di questo monaco inaridita restò sanuta e vero col. segno della sancta croce e per le preghiere del Santo, ma più in virtù della sua humiltà et invitta patienza; et per il perdono, concesso subito, con tanta carità al suo offensore: che sono le virtù evangeliche, che fugano le tentationi di superbia e di vendetta... cosi ancora S. Giovanni Gualberto fondatore de Monaci Vallombrosani, che a punto in questi tempi viveva in Firenze, dove l'anno 1051: riceve in hospitio S. Leone 9 per il perdono conceduto al suo nemico, entrato egli in chiesa di S. Miniato, merito che un santo crocifisso gli chinasse la fronte, che fu il principio della sua santità " (PIER. XXI, 75).
 
 
   

 
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