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Il giorno festivo
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Una delle tematiche più care al Santo e la predicazione del rispetto del giorno festivo. La violazione di esso veniva in passato severamente punita. L'antico statuto comunitario di Trevi commina la multa di dieci soldi a coloro, che non osservano il di festivo. (30) Pietro erede alla domenica come a un'isola di pace, come alla sorgente e al punto d'arrivo delle attese dell'uomo. Non ne vede l'osservanza come obbligo, ma come momento nel quale l'assemblea cristiana, sacramento della presenza di Cristo, esprime in se stessa la verità del ' segno ' nell'amabilità dell'accoglienza, nella generosità della carità, nella varietà dei ministeri e dei compiti. 
 
La festa, più propriamente la domenica, e per lui il giorno (31) del Signore, il primo (32) che il Signore ha fatto, e il giorno della Chiesa, (33) dell'Eucarestia, (34) della presenza del Risorto, (35) della missione, (36 della condivisione, (37 e il giorno più pieno. (38 Giustino (sec. II) informa espressamente della raccolta di denaro che veniva fatta la domenica, in occasione della celebrazione eucaristica, per i fedeli indigenti (orfani, vedove, malati, bisognosi, prigionieri e pellegrini; quanti insomma erano nell'indigenza) e per secoli questa pratica della carità resto una caratteristica della domenica. Si facevano, secondo il comando del Signore, anche altri gesti significativi di condivisione: ci si riconciliava, chiedendo perdono agli offesi e ottenendo pace, si esercitava la misericordia verso il prossimo visitando malati e carcerati e facendoli partecipi in qualche modo della propria gioia di risurrezione; i cristiani ricchi in quel giorno invitavano a pranzo i più poveri o li soccorrevano più abbondantemente. 
 
La domenica cristiana e' la prefigurazione del futuro e definitivo raduno dei battezzati con il Cristo risorto: " Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta "; cosi il banchetto eucaristico richiama decisamente la festa celeste, gia descritta da Gesù medesimo nella figura del banchetto e della festa terrena. Era viva nei primi secoli la credenza che la fine del mondo e il ritorno di Cristo si sarebbero verificati di domenica, durante la celebrazione eucaristica. La domenica e quindi un giorno di rifornimento e di rinnovamento spirituale. Turbano l'animo del Santo la massiccia migrazione psicologico-religiosa, verificatasi in seno alle popolazioni col rifiorire della vita commerciale allo spuntare dell'anno mille, la trasformazione sociale incidente sulla religiosità popolare, i modelli consumistici facilitati dalla urbanizzazione e dal benessere emergente, la preferenza ai negozi temporali e agli affari (lavoro dei campi, commercio di bestiame, mercati, milizia, politica), sconvolgenti l'equilibrio della quotidianità e incidenti negativamente sulla vita religiosa e sui comportamenti morali. 
 
Pietro risale la corrente, calandosi dalla cronaca della vita al senso della vita. La sua predicazione ha scelte inequivocabili, e verticale e assoluta. Di qui le sequenze dialogiche e gli ampi inserti discorsivi sulla necessita di salvaguardare il giorno festivo, ripetuti sempre e dovunque, a Rocca di Botte, a Carsoli, a Subiaco, a Trevi. Un programma apostolico che e una dichiarazione d'identità anche per questo nostro XX secolo, in cui i negozi del passato, aggravati dalla frenesia di week-end e della sregolata passione sportiva, svuotano i momenti liturgici domenicali della presenza cristiana in maniera impressionante. (39) Intanto crescono uomini vuoti, uomini imbottiti, bottegai di crusca, che appoggiano l'un l'altro la testa piena di paglia, giocando interminabili partite a chiacchiere senza accorgersi che dietro la curva del tempo s'annidano segreti terribili, capaci di spegnere ogni entusiasmo. 
  
La liberta non si vende per nessuna ragione. Importa non farsi influenzare dagli altri ne farsi condizionare dagli altrui comportamenti. Scegliere la messa domenicale significa non scegliere l'ignoranza. La bella testimonianza dei martiri di Abitene: " Sine die dominico vivere non possumus " (40) può e deve diventare esperienza. Soprattutto bisogna serbare le speranze. Che importano la notte e le sofferenze'? (Verlaine). 
 
 

Note
30) D. ZINANNI, Statuti di Trevi, o. c., p. 103. 

31) La domenica e detta giorno del Signore (dies Domini) non perché è il giorno che l'uomo dedica al culto divino, ma perché essa e il dono prezioso, che Dio fa al suo popolo: Questo e il giorno che ha fatto il Signore rallegriamoci ed esultiamo (Ps. 117). Ciò che Dio ha creato di più grande e di più sacro e sta'.o da lui compiuto nella dignità di questo giorno: l'inizio della creazione, la risurrezione del Figlio suo, l'effusione dello Spirito Santo avvennero in questo giorno. Nessun altro giorno e più sacro della domenica. 
 
32) La domenica e l'una sabbatorum, il primo giorno della settimana, non il giorno in cui Dio si riposa, ma quello in cui agisce per la vita e la salvezza dell'uomo. Pertanto non si può vivere senza celebrarlo. Non e una questione di precetto, ma, di identità. 

33) Dies dominica e anche dies Ecclesiae. Una comunità"riunita nella fede e nella carità, e il primo sacramento della presenza del Signore in mezzo ai suoi nel segno umile del convenire in unum (Cor. XI, 20), nel ritrovarsi dei molti nell'unita d'un cuor solo e di un'anima sola (Atti, IV, 32). 
 
34) Fin dalle origini la Chiesa solennizza il giorno del Signore con la celebrazione della frazione del pane, con la proclamazione della Parola (Atti, XX, 7-11), con le opere di carità, e di assistenza (I Cor. XVI, 2), come volle il Maestro, che ai discepoli di Emmaus spezzò il pane dopo che con la sua presenza e la parola li aveva confortati lungo il cammino, spiegando loro ciò che nelle Scritture si riferiva a lui (Luc. XXIV, 27). 
 
35) La Chiesa santifica il giorno del Signore con la celebrazione del memoriale del suo sacrificio, nel quale proclamazione della Parola, frazione del Pane e diaconia della carità sono intimamente uniti. In questo modo essa perpetua la presenza del Risorto nel suo triplice dono: la parola, il sacramento, il servizio. Parola, che annuncia e ripropone il dono di Dio; sacramento che lo comunica nella frazione del Pane e della condivisione; disponibilità al servizio, che nasce dalla stessa carità della Chiesa. 
 
36) L'Eucarestia non e solo un rito, ma una scuola di vita, che non si esaurisce dentro le mura del tempio, ma le varca per diventare impegno di testimonianza e servizio di carità. E' il segno del comandamento del Signore: "Fate questo in memoria di me ". 
 
37) Traendo origine dalla risurrezione, il giorno della festa e evento tanto decisivo da meritare d'essere commemorato e celebrato ogni settimana. E per sua natura non può non essere vissuto comunitariamente. Astenersi dal lavoro e dalla fatica, deporre la tristezza delle cure quotidiane, oltre che condizione indispensabile per partecipare alla festa comune, diventa affermazione del trionfo della vita, del primato della gioia. 
 
38) Un giorno cosi pieno di divino e di umano, che illumina di se tutti gli altri. In esso ritrovano la giusta dimensione le cure quotidiane e gli affanni, che altrimenti travolgono sotto il loro peso, e le persone riacquistano il loro volto, cioè la dimensione umana, dopo averle incontrate alla ' festa' e aver parato a guardarle come fratelli, sorelle e compagni; termine quest'ultimo veramente eucaristico, perché da cum e panis, che vale condivisione dello stesso pane di vita. Cosi l'occhio del cristiano vede tutto rinnovato alla luce del Risorto, perché la contemplazione libera dalla schiavitù delle cose, l'amore si sostituisce al calcolo, il dono all'interesse. 
 
39) Da una statistica condotta dalla commissione episcopale italiana la frequenza alla messa festiva nel 1985 e risultata del 30/40 per cento dei cristiani. Nel 1986 in Trevi essa e scesa al 13 per cento. Una caduta verticale paurosa. Le cause hanno origini molteplici, non ultime a) la staticità, o standardizzazione della messa, cioè la sua conduzione arcaica b) la scarsità, del dialogo c) la qualità delle prediche (povere e superficiali) d) il mancato aggiornamento dei preti, specialmente dei parroci. 
 
40) " Non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore! ". Con questa bella testimonianza sulle labbra, 48 martiri di Abitene con a capo il prete Saturnino, sorpresi a celebrare l'Eucarestia, affrontarono gioiosamente la morte piuttosto che rinunciare a celebrare il giorno del Signore, il giorno nuovo, il primo della nuova creazione, la domenica, inaugurata dalla risurrezione di Gristo.
 
 
Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 
 
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