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Riformatore o Profeta della Chiesa di Trevi
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Il diapason dell'apografo saluta il primo arrivo di Pietro a Trevi con un timbrico e deciso ' la '. Il Santo e taumaturgo, operatore di miracoli, padre dei poveri, uomo della speranza, apostolo della rinascita (per eum Dominus dieina miracula operatus est). (3) I primi contatti di S. Pietro con l'ambiente trebano non sono dunque convenevoli visite al clero e al vescovo (Trevi al tempo gode ancora della dignità e dei privilegi di sede episcopale), ma l'effusione del carismatico suo dono di salvezza. E' giunto con l'equipaggiamento dei poveri, vestito di ruvido sacco, con bastone di pellegrino in mano e bisaccia alle spalle, ma possiede un sorriso, davanti al quale s'apre la terra alle mani, che frugano semi d'eternità. Non ha trecce, ma un viso bambino, che scopre innocenza e beltà, nate tra serre roventi di s,pine, limpide come onda nascosta tra ciottoli duri. Ci sono persone fedeli a quest'onda anche mentre la pioggia del tempo lava le cose. Per esse vedono gli uomini, al di la del finito, la notte durare nei giorni, l'eterno nei Bori di maggio. Pietro e uno di loro. 
  
La forza dei suoi vent'anni s'e chiusa in un roveto, ma l'amore e sempre lo stesso tra i rami tutti uguali della vita. Nella nuova dimora il Santo trova un certo sollievo: il clima d'agosto e pacato, l'urbanistica varia. ' Da mezzo alla terra ' si dipartono strade come fiumare verso la periferia, dove l'edera morde ringhiere e i giardini, oltre i muri bianchi di calura, si uniscono agli orti: Via Maggiore, Via S. Nicola, Via diritta, Via del Colle, Via Porta La Mola sono le strade da scendere e salire per raggiungere ponte S. Teodoro e l'episcopio, il fiume per candeggiare biancheria, piazza Civita e la Rocca. Il piano scarseggia sul monte in pendio. Pietro sale e scende da una chiesa all'altra, sfruttando i privilegi del giorno dispersi rei capricci del tempo. Il colore degli occhi gli si dilata nel silenzio vellutato del mattino e della sera. Al garrire delle rondini su piazza S. Maria ride anche il suo respiro stanco. Affronta dunque l'estate con la veste iridescente Nell'attesa, della scoperta dilatata al mondo. Ormai Trevi per lui e il mondo, il suo mondo, una poltrona d'infinito. Trevi e anche il suo tempo, quello in cui si coglie il grano e le ginestre gialle fioriscono rigogliose sulle pendici. 
  
La vita gli e un alternarsi di fremiti, uno sciogliersi e un riannodarsi di sentimenti, mentre le danze dei pensieri, colorate di sole, si rispecchiano nei campi del cielo come per dire che due universi possono convivere a distanze infinite nel gioco d'un comune destino. Non vi si sente tuttavia un riformatore, (4) come opina il Vierantoni. E' piùttosta un ospite, un amico,prezioso, che nel
lo spicchio di mezzo mese diventa padre e difensore (5) della terra treibense, l'uomo della speranza, il profeta della nuova civiltà. 
  

  

Note
3) Vita antica o apografo di S. Pietro Eremita, n. XI. 
 
4) "Fu costume antico delle città più rinomate del mondo, il mostrar segni di grato affetto verso i loro Fondatori o Ristoratori per ricognizione e per gratitudine del primo, o secondo essere da essi ricevuto; e per6 Roma la Regina dell'universo benche pazzamente volle annoverare il suo Romolo fu Dei, come per suo fondatore, et essendo stata questa usanza in altre antichissime città, specialmente del Lazio, pare molto verisimile che quelli antichi Trebani usassero le stesse cerimonie di giochi e feste al loro primo fondatore d,i cui vi resta neppur ombra di memoria... tolte l'ombre del gentilesimo dalla Chiesa con la luce dell'avangelio, altri più nobili e illustri natali riconoscono le città christiane da altri piii, illustri e santi fondatori della fede ortodossa... la stessa Roma doppo quasi otto secoli dalla sua fondatione; abolite le proprie funtioni riconosce per suo vero e legitimo fondatore il Prencipe degli Apostoli S. Pietro col suo coapostolo S. Paolo... Che S. Pietro sia stato nel meta dell'undecimo secolo della Chiesa il vero Ristoratore e Riformatore de christiani Riti nel popolo trebano lo attesta la letione propria del Santo: Trebas deinde profectus est" (PIER. XXI, 19). 
 
5) "Protettore ab immemorabili subito doppo la di lui beata morte, e molto più doppo la sua canonizzatione 1215: poichè con questo titolo si chiamo spesso nella sua Vita, e cosi si recita nell'antifona sua propria Ad Magnificat con dire: tuere Patriam Protectar noster, e nella sua prima antifona, parimenti propria Ad Laudes; dicendosi qui te constituit nobis esse Patronum; e nella sequentia, che si cantava nella di lui messa colle parole Petre benigne, adesto nobis Patrone digne e nello offitio novo concesso da Clemente ottavo nel detto anno 1602. nell'ampliatione del medesimo offitio fatta anno 1624. alla Abbatia Sublacense, e poscia nel 1683. alla Diocesi de Marsi sempre si intitola Protettore di Trevi. Nei secoli antecedenti alla venuta di S. Pietro gli antichi Protettori di questa terra erano S. Teodoro martire titolare della sua antica catedrale, in tempo che era città episcopale, et pero anche al presente il giorno della .sua festa sotto li 9. di novembre si celebra con solennità l'offitio doppio con l'ottava dal Clero trebense; et altro protettore specialmente del Popolo si e S. Biagio vescovo Martire li 3. di febraro, che pur si continua a solennizare come Protettore secondario, con offitio doppio et ottava, e si eleggono dal Popolo li due signori per quella festa ab immemorabili come si usa in quella di S. Pietro" (PIER. XXI, 83)
 

Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 

 
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