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Lucia l'indemoniata
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Lucia (16) e una donna attraente; ha i lineamenti dolci di colei, che in una mattina calda di sole primaverile si rinfresca ad una fonte con la grazia composta della sua giovanile bellezza. Ma un demone malvagio (17) o l'effetto d'una malattia incontenibile ne ha catturato l'immagine di donna. Da tempo non si riconosce più. E' corrucciata, severa, spesso inavvicinabile; a tratti la femminilità sembra spegnersi in lei come entro tossiche foschie d'autunno. Conosciuta la fama del Santo, gli si fa incontro. Ha lo sguardo penduto nel vuoto, le mani allacciate a parole non dette. Non regge più al suo male, ma le lievita dentro struggente il desiderio d'una beltà nuova. Pietro la guarda intenerito, la benedice, l'esorcizza. Dice l'apografo che lo spirito del male, preso da timore, alle,parole del Santo tace, non sa rispondere, ma non abbandona subito la donna. 
  
La lascerà solamente più tardi, il 30 agosto, giorno del transito al cielo di S. Pietro. Nel momento, in cui l'anima del servo di Dio si scioglie dal corpo per volare leggeva verso le spiagge eterne, allora la vita di Lucia si colora di liberta. Il fascino di S. Pietro, penetrato inizialmente nella psiche della donna con flusso rasserenante, irrompe totale nello stato patologico di lei al momento della morte, restituendole finalmente i lineamenti umani. (18) Se il chicco di grano non muore, non porta frutto. 
 
  

Note
16) " Una donna chiamata Lucia, che per lo spazio di venti giorni e più anni, era stata crudelmente vessata dal demonio; udita la fama de gran miracoli che operava questo servo di Dio, venne a ritrovarlo per cercare sicuro rimedio al suo male: e fattasegli avanti il santo huomo nell'esorcizarla, hebbe molto da contrastare con quell'ostinato spirito; il quale pero resto cosi fortemente legato da forza soprannaturale per i meriti e virtù di esso Santo, che non ardiva di più fiatare, ne di tormentare la patiente; se bene non lascio affatto libera l'ossessa donna, in quelli pochi giorni che sopravvisse il Santo in Trevi, prolungandosi la di Lei liberatione, fino all'hora della di lui beata morte " (PIER. XXI, 26). Circa il potere di esorcista, esercitato da S. Pietro durante Ia sua predicazione con particolare riferimento all'ossessa sopra accennata Pierantoni commenta ancora: "Se bene questo Santo... era stato ordinato di sola tonsura dal vescovo tiburtino, pure benché non havesse l'ordine minore di esorcista, poté come santo, assistito da virtù superiore, esercitare il ministero di esorcizzare la donna energumena che resto libera all'hora della di lui morte " <PTER. XXI, 26). 

17) Al riguardo ci si domanda: Le malattie hanno qualche rapporto con una potenza malefica personale, che chiamiamo diavolo? Qualche quadro morboso può essere un'espressione diretta della presenza di tale potenza ne11,". persona, tanto da poterlo considerare come una " possessione diabolica "? I racconti evangelici di guarigione sono ricchi di particolari molto coloriti, che sembrano indirizzarci in questo senso. Ricordiamo tra tutti l'episodio di Cafarnao. Un uomo "con uno spirito impuro" affronta Gesù, iI quale ordina allo spirito di tacere e di uscire dalla sua vittima. " Allora lo spirito impuro lo trascino di qua e di la"e, gridando forte, usci da lui". La pericope termina riferendo il commento che circolava tra i presenti: " Che e mai ciò? Egli comanda agli spiriti impuri ed essi gli obbediscono" (Marc. 1, 21-28). Espressioni di questo genere imbarazzano molti credenti del nostro tempo considerando i riferimenti alle possessioni diaboliche come residui di una mentalità arcaica o mitologica, che non possono più essere presentati all'uomo di oggi senza esporsi al ridicolo. Secondo l'esegeta evangelico R. Bultmann, non si può usare la luce elettrica e continuare a credere negli spiriti o nei miracoli... Coloro che, a disagio di fronte agli anacronismi della mentalità che e rispecchiata nei Vangeli, vogliono ricondurli entro l'ambito della razionalità moderna, reinterpretano i racconti delle guarigioni di Gesù con il linguaggio della scienza medica dei nostri giorni. La dove si parla di indemoniati preferiscono fare una diagnosi di epilessia o di sintomi isterici o di disordini mentali di altro genere. Altri credenti, all'opposto, si aggrappano ai raccanti evangelici per trovarvi una conferma inoppugnabile della presenza del diavolo nel mondo, non come simbolo, ma come una realtà oggettiva e identificabile. Tanto coloro che vogliono sopprimere il soprannaturale dal vangelo, quanto coloro che non conoscono altra lettura dei testi che quella letterale, rischiano di passare accanto all'aspetto più importante di questo tipo particolare di guarigioni, che pur avevano ben colto i contemporanei di Gesù: che si tratta di un "insegnamento nuovo" e di un potere autorevole. Quanto alla novità, dell'insegnamento di Gesù, la possiamo cogliere solo se consideriamo come veniva vista la malattia nell'ambito culturale ebraico e in quello greco. Nel mondo semita la malattia era ritenuta la sanzione di un peccato, inviata dalla divinità, per punire una colpa personale. Nel pensiero greco, invece, predominava una visione "scientifica" della malattia. Questa veniva fatta risalire alla Necessita, cioè all'insensibile natura delle cose. La malattia era considerata senza rapporto con il mondo religioso. Gesù ha rifiutato la dottrina che assimilava la malattia alla punizione dei peccati; ma, a differenza del naturalismo greco, le ha attribuito un senso antropologico e teologico. Il male, in tutte le sue forme - fisico, psichico, morale e spirituale - e realtà contraria alla volontà, di Dio, che ora cede di fronte all'irruzione del Regno nel vecchio mondo. Il ' dito di Dio ', cioè il suo potere sovrano, si mostra attraverso l'opera del Messia: Gesù guarisce malattie organiche, perdona i peccati, conforta gli oppressi, caccia gli spiriti... Il gesto curativo ha forza di annuncio e contiene un significato simbolico profondo: che e giunto il tempo della liberazione finale, della nuova creazione. Rispetto a questa dimensione profonda delle guarigioni operate da Gesù - la sola che abbia carattere di vangelo, cioè di buona notizia - il modo di rappresentare la malattia ha carattere secondario. In duemila anni sono molto cambiate le conoscenze che abbiamo della patologia nelle sue diverse espressioni. E' certo, per esempio, che la psicologia del profondo ci ha aperto la comprensione del modo di funzionamento inconscio della psiche, il nostro modo di parlare delle malattie mentali non e stato più lo stesso. E quando le neuro-scienze avranno finito di svelarci i moltissimi segreti della biochimica del cervello, il nosto sapere attuale sarà diventato arcaico. Ma il vangelo non avrà perso nulla del suo valore e della sua attualità: sarà sempre un'interpretazione a credere che in Gesù il male ha ricevuto scacco matto: " Egli scacci ' gli spiriti e guari tutti gli ammalati, affinché si compisse ciò che fu detto per mezzo del profeta Isaia: "Egli ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie" " (Matt. 8,16-17). (Cfr. S. SPINSANI in Famiglia Cristiana, n. 43/1986 p. 17). 
 
18) " Tutti questi miracoli fin'hora narrati et altri molti opero il nostro gloriosissimo Protettore S. Pietro nella città di Trevi, nello spatio di soli venti giorni con i quali corono l'opera delle sue apostoliche fatiche e della sua celeste et evangelica predicatione, e giunto il termine prefisso dalla divina Provvidenza, alla sua beata et evangelica vita se ne passo ad una più beata e felice morte da questo mondo, alla patria celeste per godere per sempre la eterna gloria del Paradiso. Hor accadde che nello spirare stesso che fece d,n quel corpo verginale l'anima fortunata si diparti dal corpo della soprannominata obsessa Lucia lo spirito infernale: il quale nel tempo che viveva il Santo spessissime volte havea detto, che egli saria discacciato dal pran servo di Dio S. Pietro, come si vidde adempito, essendo rimasta del tutto libera la donna h quel punto" (PIER. XXI, 26-27). 
 
 
Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 
 
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