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I ricchi del regno
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Intorno al Santo sono fiorite infinite storie di salvezza, tanto la sua vita appare avvolta nel velo d'una grandiosa carità, spesa con candore e senza risparmio a sollievo di poveri e di sofferenti, ricacciati nelle retrovie d'una miseria acuta e drammatica. L'apografo sottolinea con ripetuta frequenza il suo intervento liberatore a favore di donne trebane e forestiere toccate dallo spirito del male (mulierem huius terrae... et alias... de longinquis partibus) (19) o da infermità diverse. Per S. Pietro i ciechi vedono, i sordi odono, gli zoippi camminano, i muti,parlano. Non c'e handicappato, che non tragga beneficio curativo dalla presenza di lui, il quale, pur con estremo riserbo, si scopre accanito risolutore dei problemi derivanti dal dolore umano, profeta di guarigioni e di speranza, 
  
E', tutto sommato, il miglior alleato della gioia dell'uomo particolarmente in Trevi e in Rocca di Botte, ove come Gesù si fa messia di tempi nuovi p:rendendo il volto del servo penitente, che guarisce con le sue ferite le malattie dei fratelli. La guarigione dal male e la liberazione dal maligno sono dunque i segni che nelle due città predilette i tempi nuovi sono ormai venuti e che il regno e gia cominciato. E tali guarigioni non sono atti di taumaturgo, ma gesti di amico, di salvatore, anticipazione della vittoria decisiva del passaggio pasquale; sono valore di segno, momento salvifico. Pietro sa per esperienza che il suo soffrire rende forti ed educa alla felicita dell'amore; sa anche che l'amore e dono e, come tale, non può non avere l'aspetto di rinuncia. Pazientare, dominarsi, perdonare, essere felici nonostante le avversità, credere malgrado le apparenze, operare contro ogni speranza, attendere, ricominciare, questo e l'amore. Ma e anche civiltà. 
  
 
 

Note
19) Vita antica o apografo di S. Pietro Eremita"n. XXIX. La tematica impone una esegesi al passo e un chiarimento delle varie concezioni culturali relative al dolore umano. C'e un misterioso quanto reale collegamento tra peccato e dolore, che appare sempre più chiaro ad ogni nuova tappa della rivelazione biblica, ove la malattia e la sofferenza incarnano la debolezza umana, sottoposta all'eventualità, dell'inatteso e, in una realtà rapportata continuamente a Dio, anche le disgrazie diventano le percosse di Dio al peccato dell'uomo; ciò più a livello collettivo che personale. Quando poi la fede d'Israele diventa più adulta, allora la malattia comincia a risultare legata non più a un peccato, ma e la prova della fedeltà, richiesta da Dio agli amici come si sperimenta in Giobbe e Gesù, ove la riflessione messianica fa eco alla nuova concezione del valore della sofferenza. Tuttora salgono invocazioni di salvezza da parte dell'umanità, oppressa, sofferente, affamata, delusa. La passione dell'uomo, pur urtando contro limiti e insuccessi, esprime in ogni tempo bisogno di speranza e di salvezza. Filosofi, sociologi, politici cercano di esaudirne le invocazioni, elaborando progetti di promozione umana, in cui non trovi riconoscimento la dimensione religiosa e tanto meno la concezione cristiana della realtà, umana, ma il tentativo di tradurre in atto tali progetti (Nietzsche, Preud, Comte, Darwin, Marx...) aggrava solo i mali dell'umanità, rendendo più angoscioso il suo gemito. L'alienazione umana, derivante dai limiti ontologici o dal fallimento della liberta. dalle esperienze del dolore e dalla realtà, indeclinabile della morte scaccia le utopie intrastoriche del promesso umano e incrimina i sistemi razionalistici, che passano sopra l'uomo reale, calpestano i cadaveri della storia e perseguono un astratto fantasma umano contestato da ogni coscienza critica. In tale orizzonte guadagna credito la figura e l'opera di S. Pietro Eremita, la cui dimensione dialogica o responsiva dischiude una nuova immagine di umanità, più ricca e più piena di quella tracciata dagli umanesimi laici. Mentre la sua dinamica procura all'umanità nuovi e inusitati mezzi di salvezza, la dimensione dialogica, nel quadro della domanda, diventa orizzonte categoriale e mediazione storica dell'offerta salvifica. Di fronte all'esperienza umanistica e religiosa di S. Pietro e inammissibile e contraddittoria anche la teoria d'un cristianesimo anonimo, la quale degrada l'evento di salvezza a un fatto semplicemente epistemologico; invece la realtà, del cristianesimo tocca e trasforma profondamente l'essere dell'uomo, la cui sofferenza, come avvenne in Gesù di Nazaret, non e cancellata, ma trasfigurata. 
 

Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 
 
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