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Le esequie
Testi a cura del Prof. Dante Zinanni  maggiori info autore
Sparsasi la voce (7) della morte dell'eremita, il tugurio o pollaio si anima. L'angolo nascosto e silenzioso, ove riposava, meditava, offriva se stesso a Dio, saffolla di gente. Chi viene, chi va, chi commenta: sono uomini, donne, ecclesiastici con fare non più dubbio e curioso, anzi riverente e commosso per quel senso d'arcano, che la morte cela con se come momento epico dell'esistenza umana. Le comari più sollecite apprestano alla salma i servizi di carità estrema: la lavano, come d'uso, e la sistemano nella compostezza della morte, pronta per la sepoltura. Tutto con attenzione discreta, soffusa di tanta delicatezza, che pure consente ai presenti di misurarne da vicino i giovanili lineamenti, ammirarne il candore, respirarne la fragranza verginale; anche il ruvido saio, che la ricopre, emana insolito aromatico odore (cadavere cernentes odore repletum). (8)
 
Si fa avanti soprattutto il clero, memore della diaconia apostolica, che il giovane eremita ebbe a svolgere accanto al presbiterio locale a servizio della gente egra nel corpo e nell'anima e con edificato stupore prende coscienza della vera grandezza del defunto. La breve permanenza di Pietro in città fu in realtà un continuo prodigio, ora la sua morte cristianamente serena e una chiara epifania di Dio, manifestazione d'intervento divino nella storia dell'uomo, un miracolo meraviglioso. Per le strade e per le piazze si leva una voce concorde fra la popolazione, unanime giudizio di benedizione: " E' morto il Santo! ". E la voce prende credito da convincere che la presenza e l'op:era di lui in Trevi non abbiano epilogo con l'evento della morte, ma che questa rappresenti solo una svolta decisiva per la scoperta della nuova rotta, il principio d'una ritrovata coscienza civile, l'alba d'un nuovo avvenire. La piccola e grande luce della sua breve permanenza prende a illuminare lo scenario della storia di Trevi, testimoniando ad essa come la rettitudine non si smentisce, non cessa di comunicarsi, di associare a se anime amiche, uomini e donne, piccoli e grandi, clero e laici, ricchi e poveri, dotti e semplici, doviziosa solo d'armata disponibilità, d'umile e confidente abbandono. 
 
La gente, che ieri lo tenne rispettosa al margine dei propri interessi, soggiogata dal fascino potente della virtù, lo scopre finalmente suo, vicino alla propria realtà, figlio del suo popolo, profeta del suo domani; coglie cioè intuitivamente e concretamente la straordinaria portata dell'amore del Santo e il segreto, che egli custodì gelosamente nel cuore: divenire amico e salvatore della prediletta terra di Trevi. Su questo originale ' background ', su sfondo d'incomparabile suggestione e interesse si concretizza l'emozione d'un dialogo duraturo nei secoli con positivi risvolti comunitari nel quadrante misterioso della storia e della fede del popolo trebano, prospettati in un futuro intimamente legato alla potenza dell'amore. Veramente la santità non e remota, inaccessibile, nè patrimonio di pochi; essa e pienezza di vita, incarnazione autentica dell'uomo nuovo, ch'e dentro ciascun essere. 
Dal pollaio la salma di Pietro e trasportata per le esequie nella vicina chiesa abbaziale di S. Maria. 
  
Il funerale si svolge nella più modesta semplicità; il vivere e il morire del giovane non consentono lussi esteriori, ma il breve tragitto, poco più di cento metri, si compie tra un composto orare di folla e calde note di requiem, che, diffuse per Via Maggiore, salgono al cielo come memori voci destinate a confondersi con gli alleluia della liturgia eterna. Qualcosa, cioè, fa spicco nelle esequie di lui, che si distacca dalla mestizia biblica della morte: " Si celebra forse la tua bontà nel sepolcro e la tua fedeltà negli inferi " lamenta il salmo 87. Il funerale dell'eremita di Rocca di Botte sembra invece scoprire gaia la terra di Trevi, colorito il suo mondo, fausto il panorama, sensibile l'elemento umano; memorie nuove grondano sul vecchio passato e la gloria leggiadra del castello pare disperdersi nella felicita diffusa degli spazi, che baciano di speranza il monte e il fiume. 
  
Ci sono un po' tutti in mezzo alla folla di danne e di uomini, che accompagnano il feretro: Bonizza, Lucia e i miracolati, che sono stati ributtati nella vita, quando la morte gia s'arrampicava loro addosso. Fissano con occhi sorpresi la bara dell'eremita, morto dopo aver appena compito i venti anni, (9)dopo solo venti giorni di convivenza con loro; sentono pero che e partito lasciandoli non come in, un campo. deserto dopo la vittoria; ognuno infatti avverte dentro l'eco d'una felicita segreta e indicibile. Vissuto in un tempo deluso, Pietro ha creduto al futuro; profeta in tempi e in ambienti disabitati dalla speranza, ha saputo inventare la sua lasciando negli animi i segni della buona stagione. Per lui ora a Trevi anche l'inverno ha il suo fascino, precorre quello delle stagioni, che sopravverranno. Il seme del cedro, lo voglia o no, diventa cedro; il seme di rovo diventa rovo. 
 
La sua voce, la sua missione s'e mossa dai greppi del" Carsolano, ha rotto gli argini ristretti del paese natio per arrivare dove nom. pensava, ma forse sognava, con una dinamica, che invita a prendere il largo sempre e dovunque. Terminata la liturgia funebre, la salma viene riposta in un'arca lapidea, (10) formata da due pezzi di cardellina lunghi circa due metri e collocata a meta del lato destro o settentrionale di S. Maria, ai piedi del grosso pilastro, su cui poggiava il pulpito (11) secentesco, avanti i lavori di restauro del 1967-68. 
  
Il sepolcro tuttavia non pone fine alla favola bella della breve sua dimora in Trevi, diventa invece segno di dono e di presenza, altare su cui si consacra il primo solenne atto del gemellaggio con Rocca di Botte, sua terra natia, punto prezioso di concordia e di civiltà tra le due patrie del Santo. Al momento della sepoltura qualcosa ancora conquide gli animi. Quando lo sbaraglio di luce, che entra dagli alti finestroni, trafigge l'angolo ove riposa il servo di Dio, allora nel volto dei presenti e negli occhi compressi a mestizia prende a dilagare la gioia. Nessun segno e più esplicito per dare senso al transito di Pietro. La sua dipartita non si perde nel silenzio della dimenticanza, ma e respiro più grande di ogni distanza, più forte d'ogni ostacolo, riverbero luminoso nel cuore della Chiesa di Trevi, la cui comunità può indossare la veste bianca, l'abito della festa, il vestito delle nozze per il banchetto di vita, che con la sua morte e nel suo sepolcro prepara lo sposo. 
 
 

Note
6) "Del luogo preciso ove il Santo mori non ne fa mentione lo scrittore della sua Vita; perchè era noto, e manifesto a tutti; e perciò come luogo sacro e stato continuamente in veneratione, dentro la Terra di Trevi, cio8 in piccolo tugurio formato sotto il concavo d'una scala di pietra, che guarda verso mezzo giorno come pure al presente si venera; situato non lungi da Porta detta Magiore ". "Hor detto luogo fu ornato d,i. pitture, chiuso a cancello, e sopra l'Immagine dipinta del Santo, vi era questa antica inscritione per memoria. Beatus Confessor Christi Petrus hic diem suum clausit extremum". " esser quivi tradizione che detto luogo e concavo della scala a piano terra, era ad uso d'una piccola scaletta, assai angusta, dove il Santo si ricoverava la notte, ne venti giorni, che dimoro in Trevi, o per sua Humiltà e povertà estrema, o perchè non trovasse altro ricetto; e quivi fu trovato prosteso su la nuda terra vestito col solito suo cilitio, e con la croce di ferro stretta nelle mani " (PIER., XXI, 89). 

7) " Divulgatasi la nuova del felice passaggio al cielo di questo santissimo giovine concorse subito con particolare sollecitudine tutto il popolo, e clero della città di Trevi, per venerarlo; e preparata la solita pompa funerale, gli celebrarono le sue esequie; ma quello che cagiono nel cuore di tutti un certo sacro honore di devotione fu il vedere e riconoscere nel di lui venerando cadavere due chiari contrassegni della sua insigne santita; cioi a dire che il suo sacro corpo fu trovato, e visto bello e bianco al pari della neve; e che esalava fuori un'odore assai più grato di quello che tramandano i gigli e le rose come singolare inditio della sua purità verginale; onde tutti del popolo accorso, alzando le mani al cielo resero all'onnipotente Dio i dovuti ringratiamenti di vera lode: e terminata la funtione fu riposto in un sepolcro a parte; e da quel giorno felice fino al presente, in questo luogo, et altrove comincio a risplendere con innumerevoli miracoli"molti de quali qui ne riferisce l'autore" (PIER. XXI, 27). 

8) " Con ragione asserisce qui lo scrittore che la fragranza che esalava dal sacro corpo di S. Pietro doppo morte superava quella de gigli e delle rose, perchè l'odore che esala dalla santità, come qualità sopraumana, avanza in virtù ogni altra qualità delle cose create naturali, ancorché queste tutte insieme unite fossero: narra Plinio lib. 12 c. 18 delle sue Historie naturali che Poppea nel suo funerale hebbe tanti odori fatti ardere da suo marito quanti in un anno intero l'Arabia ne produce; e Tacito riferisce che il corpo di Silla fu arso con ducento dieci carri pieni di profumi, altre due statue impastate di odori; ma tutte queste odorifere magnificenze non hanno punto che fare con i soprannaturali odori, che il gran monarca del cielo fa trasparire da sacri cadaveri de suoi santi, per cosi glorificare con celesti honori i funerali". (PIER., XXI, 27). ..."il venerando cadavere di S. Pietro dal Clero e dal Popolo trebense, che divoto accorse a celebrargli le sacre esequie, fu ritrovato bello e candido come la neve, et odoroso più de gigli, e delle rose: come contrassegno del suo candore verginale >>. " L'odore prodigioso non solo in sentito doppo morte; ma fu sperimentato lo stesso con magior stupore quasi sette secoli doppo di quella; cioè nella sua ultima traslatione ('Anno 1619) ... anzi restò impresso nel di lui sacro cilitio, che con perpetuo miracolo ancor hora si sente ". " ...senza uscire dalla circostanza de luoghi del nostro Latio h detta similitudine nella vita e nel nome habbiamo che il corpo di S. Pietro di Bauco, di natione spagnolo, che ancor egli ad imitatione di S. Alessio, lascio la patria e la sposa e venne a far penitenza nel monte di Bauco, forse in questo stesso secolo col nostro S. Pietro, fu ritrovato, A pena morto, cosi bello come fosse vivo; e di S. Pietro Confessore di Foligno, morto nel 1323. benché insepolto per molti giorni, esalava odore soavissimo, che sano molti infermi: et questo ancora fu tutto simile al nostro S. Pietro, poichè meno aspra vita, vestito di sacco, e scaccio Demonij da se col segno della croce; morto il 16 luglio; e chiamasi S. Petrillo per la piccola statura: della famigli.a Cresci... e magior similitudine forse col nostro Santo hebbe poi una santa giovinetta per nome Gemma della provincia de Marsi, che tentata nella Puòicitia da Ruggero conte di Celano, resistendo ella in eta di 1? anni, il conte resto pentito et divenuto suo custode entro in una grotta, dove visse nascosto 42. anni, e morendo in età di 54. nell'anno 1459: sonarono da se le campane; il suo corpo virginale esalò soave odore un'anno doppo che fu traslato, e trovato incorrotto; conservò sempre nel petto una croce d'argento con una borsa di reliquie, come scrive il Febonio nelle Vite de Santi de Marsi li 22 magio" (PIER. XXI, 90). 

9) " Quando ella (la divina Bontà vide un'anime in breve tempo avviata alla perfettione e che in pochi anni con gran cumulo di meriti compensa et adegua una longa vita, atl'hora se ne innamora; e tanto. in quella. si compiace che tosto a se la chiama per cosi renderla più presto felice e gloriosa nel cielo: questo è quel che c'insinua la divina Sapienza al cap. 4. e 5.. nella prima lettione del primo notturno, che si canta nella festa del nostro S. Piet'ro. Placens Deo factus est dilectus, et vivens inter peccatores translatus est: etc. consummatus in brevi explevit tempora multa, placita enim erat Deo anima illius: propter hoc properavit educere illum de medio iniquitatum... Dio riguarda I'amore e la carità nelle opere, non quantum sed ex quanto: e questa compensatione l'osserva La stessa divina Sapienza neLl'istessa lettione citata ne santi giovani, che furono più segnalati nell'innocenza e nella vita immacolata, quaLe fu quella di S. Pietro: senectus enim venerabilis est non diuturna, neque annorum numero computata, cani enim sunt sensus ho'minis, et aetas senectutis vita immaeulata. In soLi quattro anni emerse dunque Pietro a quel grado di perfettione, che gl'era dal cielo stato prescritto, per ultimo termine de suoi trionfi " (PIER. XXI, 88). 

10) " ...dentro questo sepolcro di pietra, fatto in due pezzi, in forma d'una. lunga cassa a modo di urna fu collocato il sacro corpo nella chiesa superiore di S. Maria: finchè fu poi trasferito nella Inferiore e sotterranea in tempo della sua canonizaatione dell'anno 1215" (PIER. XXI, 90). 

11) " Dalla nave di mezzo, dove hoggi è il pulpito, i nostri antichi trasportarono il corpo di S. Pietro nella sotterranea>> (PIER. I, 98). 
 
 
Testi tratti da Pietro Eremita L'uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi
 
 

 
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